Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 giugno 2007 nella villetta della famiglia a Garlasco (Pavia), e ad un risarcimento di un milione di euro nei confronti della famiglia della vittima. Dopo le assoluzioni nei processi di primo e secondo grado ed il successivo annullamento del processo d'appello da parte della Cassazione, i giudici della Corte d'Assise di Milano hanno pronunciato il nuovo verdetto nel processo d'appello bis per il delitto di Garlasco: Alberto Stasi ha ucciso Chiara Poggi.

DECISIVE LE NUOVE PROVE

Nella formulazione della nuova sentenza, emessa dopo cinque ore di camera di consiglio, sono stati decisive i nuovi accertamenti disposti su richiesta dell'accusa che hanno evidenziato "11 gravi indizi a carico di Alberto".

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Tra gli indizi maggiormente rilevanti, la sostituzione dei pedali della bicicletta di Stasi, non rilevata durante le indagini e che avrebbe consentito all'imputato, secondo gli avvocati di parte civile, di occultare le impronte di sangue delle sue scarpe (mai ritrovate).

Quelle stesse impronte che, secondo l'incidente probatorio eseguito, avrebbe dovuto necessariamente lasciare se il ritrovamento del corpo senza vita di Chiara Poggi si fosse svolto come raccontato da Stasi. Accertamenti che hanno anche contribuito a far vacillare l'alibi di Stasi, che sosteneva di aver passato le ore precedenti alla scoperta dell'omicidio della fidanzata, a lavorare alla tesi di laurea sul computer di casa sua. La perizia compiuta dagli esperti informatici ha potuto accertare che Alberto ha cominciato a lavorare ai file della sua tesi alle 9.36 di quella mattina, mentre Chiara ha disattivato l'allarme di casa, presumibilmente per far entrare il suo assassino, alle 9.12. Una finestra di 24 minuti nei quali Stasi avrebbe potuto uccidere la fidanzata e ritornare a casa in bicicletta.

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LE REAZIONI ALLA SENTENZA

Alla lettura della sentenza, Stasi è rimasto immobile ed è uscito dall'aula in silenzio, accompagnato da suo avvocato Fabio Giarda che, successivamente, lo ha descritto sconvolto per la sentenza, giudicata "senza senso" in quanto basata su indizi, ma senza nessuna prova. Commossi i genitori e il fratello di Chiara Poggi, anche se la condanna a 16 anni è molto inferiore ai 30 richiesti dall'accusa. "Non ci interessa la pena né il risarcimento economico", ha dichiarato la madre Rita,"quello che volevamo era la verità".