Non sopportava che la figlia potesse uscire, soprattutto con i ragazzi, e allora per tenerla in casa e punirla quando non rispettava il divieto, un padre di Arezzo prendeva a frustate con dei fili per l'elettricità e faceva sedere la ragazza, in ginocchio, su un mucchio di vetri rotti. Dopo mesi di torture, lo scorso gennaio la sedicenne ha trovato la forza e il coraggio di denunciare il padre-padrone e da lì è partita una battaglia legale che ancora oggi va avanti fra gli assistenti sociali e la famiglia della vittima.

Frustate e torture: il padre così le impediva di uscire di casa

Padre operaio quarantenne, madre collaboratrice domestica e un'unica figlia di 16 anni, studentessa all'istituto tecnico.

Spesso si dice che i figli unici sono dei privilegiati perché coccolati e "viziati" dai genitori, ma il caso della ragazzina del Casentino è l'eccezione che conferma la regola. Essendo molto bella, la giovane aveva diversi corteggiatori sia tra i coetanei che tra i ragazzi più grandi. Il padre, però, non sopportava l'idea che la figlia potesse uscire con qualche ragazzo, e allora per tenerla in casa la fustigava con cavi per il passaggio della corrente elettrica e, non pago, la teneva per ore in ginocchio su dei vetri rotti, procurandole ulteriori sofferenze e profonde ferite. La tensione divenne ancora più alta quando il genitore scoprì che la giovane spesso si assentava ingiustificatamente da scuola. A gennaio, però, la sedicenne non ce l'ha fatta più a sopportare quelle torture ed è andata dai carabinieri a denunciare il padre.

La denuncia e la battaglia legale tra genitori e assistenti sociali

Dopo aver sporto denuncia alle forze dell'ordine, la ragazza è stata tolta alla famiglia e affidata agli assistenti sociali che l'hanno ospitata in una struttura nel Casentino.

I migliori video del giorno

Per circa nove mesi, il padre non vedrà più la figlia, ma non si arrenderà a perderla per sempre e ingaggerà un avvocato per far tornare a casa la ragazza. Presentato ricorso, la famiglia ad ottobre ha ottenuto un parziale successo: il giudice, infatti, ha stabilito che potrà vedere la ragazza ogni 15 giorni. Nel frattempo, però, la giovane è stata trasferita presso un altro istituto per minori, a Urbino. I genitori, a questo punto, sentendosi limitati anche in quel permesso di poter vedere la ragazza una volta ogni due settimane, denunciano ancora gli assistenti sociali e chiedono che la ragazza torni a casa. Insomma, una vera e propria battaglia legale e due denunce per maltrattamenti: una a carico del padre fustigatore e torturatore, l'altra contro gli assistenti sociali.