Dopo l'attentato terrificante al settimanale Charlie Hebdo di Parigi, c'è una nazione, la Francia, che è scesa in piazza. Migliaia di persone nella capitale e altre città come Lione, Tolosa, Nantes, unite per manifestare la loro solidarietà. Tutti con le matite alzate, per abbracciare il significato della libertà di stampa. In queste ore Parigi è sotto forte sorveglianza: tutti gli accessi sono bloccati e le ultime notizie danno i due killer in viaggio proprio verso la parte nord-est della città.

In tutto questo, mentre il mondo aspetta di ricevere la notizia della loro cattura, chi si è fatto sentire sono anche gli islamici che con tutto questo non hanno niente a che fare e non vogliono condividere i messaggi rivoluzionari che hanno preceduto la sparatoria. A parlare sono gli Imam francesi in visita a Roma. Essi sostengono che la maggioranza silenziosa dei musulmani deve reagire, uscendo nelle strade.

"Siamo traumatizzati e presi in ostaggio da balordi che non sono il prodotto della loro comunità" hanno dichiarato. Loro sono Azzedine Gaci, rettore della Moschea Othman a Villeurbanne, Tareq Oubrou, rettore della Gran Moschea di Bordeaux, Mohammed Moussaoui, presidente onorario del Cfcm e presidente dell'Union des Mosquees de France, Djelloul Seddiki, direttore dell'Istituto Al Ghazali della gran Moschea di Parigi, e ieri hanno incontrato Papa Francesco.

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Papa Francesco

Il pontefice si è unito alle loro dichiarazioni ed ha aggiunto che questo attentato ci fa pensare all'enorme crudeltà di cui è capace l'uomo. Ha parlato di terrorismo isolato e di Stato. Sul suo profilo Twitter ha pure lanciato l'hashtag #PrayersForParis.

I musulmani sono traumatizzati, queste persone non sono assolutamente il prodotto della loro comunità. Questo messaggio deve essere lanciato per far comprendere a tutti che c'è una netta differenza.

Le frasi, il profeta è vendicato, e Allah è grande che, stando alle ricostruzioni, sono quelle pronunciate dai due killer non sono condivise da coloro che professano la religione islamica. Non in quel modo, non con quelle conseguenze. In tutto ciò non c'è nessun elemento religioso, ma è il risultato dell'ignoranza, di una volontà cieca e volta solo al fascino dell'eroismo.

Niente a che vedere con Maometto e Allah.

La religione, il culto, la preghiera sono altra cosa, sono fondate su principi che si distanziano notevolmente da quello che è successo. Infatti l'Islam denuncia ogni tipo di violenza. Questi fatti devono portare ad una riflessione da parte di tutti, è utile distinguere nettamente gli attentatori da chi è islamico. È importante capirlo, altrimenti il rischio di generalizzare e di commettere azioni scellerate è alto.

In questo l'informazione non deve fermarsi. Intanto anche altre città europee si stringono intorno alle dodici vittime del settimanale. Roma, Firenze per citarne due italiane. Ma anche Madrid, e altre capitali dell'Europa.

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