Michele Buoninconti, definito dal gip Marson «l'unico colpevole possibile», avrebbe ucciso la moglie Elena Ceste, per affermare il proprio dominio su di lei. Questa la motivazione avanzata nell'ordinanza a carico dell'uomo, arrestato ieri mattina, intorno alle 10, con l'accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. L'uomo, quarantacinquenne, padre dei quattro figli della donna, vigile del fuoco, secondo i dettagli dell'ordinanza emersi in queste ultime ore, sarebbe affetto da un «disturbo ossessivo compulsivo» e da «un'eccessiva intransigenza in tema di moralità». Questo è il profilo psicologico, realizzato dal dott. Paolo Gozzellino, citato dai giudici che hanno ordinato l'arresto dell'uomo.

Secondo il gip, l'omicidio s'inserirebbe nel contesto di un rapporto coniugale squilibrato e sarebbe il gesto estremo e premeditato compiuto dal marito per punire la moglie, colpevole ai suoi occhi di aver distrutto quell'ideale di famiglia perfetta che l'uomo si era costruito negli anni: la scoperta che Elena stava vivendo su Facebook un'esistenza alternativa, aprendosi a nuove amicizie maschili, avrebbe instillato nell'uomo un odio progressivamente sempre più profondo fino a spingerlo ad ucciderla, come punizione per quello che Buoninconti percepiva come un tradimento alla sua dedizione alla famiglia.

Manie di controllo e desiderio di dominio

Il vigile del fuoco controllava la moglie in modo ossessivo: l'accompagnava a tutte le visite mediche, entrando con lei nello studio del dottore e pregandolo di rivolgersi a lui, anziché ad Elena, per qualsiasi cosa dovesse comunicare.

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Un padre padrone che disponeva dei soldi, non lasciando alla moglie alcun arbitrio. Non le dava neppure quei pochi euro per il pane e le ordinava di dire al fornaio che sarebbe passato lui a saldare il conto. Inoltre l'uomo faceva l'assicurazione della macchina di Elena solo per i nove mesi scolastici in modo che la donna non fosse libera di uscire durante il periodo estivo. Un vero e proprio carceriere che si sentiva in diritto di disporre della moglie come di un oggetto di sua proprietà.

Le confessioni dell'uomo registrate da una cimice

Una cimice, applicata di nascosto nell'abitacolo della vecchia golf grigia dell'uomo, ne registra le preghiere ad alta voce. Buoninconti, animato da una concezione fanatica della moralità, mentre accompagna la figlia in Procura, le dice: «a non ascoltare il padre si fa la fine della madre che non ha ascoltato al padre». Una confessione involontaria che ora suona inquietante. Ed ancora si lascia andare a considerazioni deliranti: «con mamma c'ero riuscito a farla diventare donna.

Diciotto anni per raddrizzare mamma». In quella parola, 'raddrizzare', tutto l'immaginario di un uomo che si sentiva guida e giudice supremo, depositario della parola definitiva sulle vite dei suoi famigliari. Fino al punto di decidere di porre fine a quella della moglie 'intemperante', spogliandola, prima di buttarla nel canale, non solo dei suoi vestiti, ma anche della sua individualità.