Nigeria, migliaia di vittime uccise dai terroristi. E nessuno ne parla. Nemmeno una dichiarazione ufficiale da parte dell'ONU. Le stesse persone che nelle ultime settimane hanno mostrato fieri cartelli con scritto "Je suis Charlie" non hanno speso nemmeno una parola per quello che accade in Nigeria. Forse non lo sanno nemmeno.

Boko Haram, "L'educazione occidentale è peccato". Questo è il nome del gruppo di terroristi jihadisti che sta seminando il terrore nel nord del Paese.

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Un messaggio chiaro, che non lascia spazio al dialogo. E che sta costando la vita a tantissime persone. "Bambini innocenti, donne e anziani sono stati massacrati. Villaggio dopo villaggio sono stati rasi al suolo".

È con queste parole che Anthony Lake, direttore esecutivo Unicef, ha commentato (almeno lui) le stragi che devastano la Nigeria e le zone limitrofe.

Parliamo di bambini a cui viene messo addosso dell'esplosivo. Bambini che vengono obbligati a immolarsi per una causa che certamente non condividono. Che, portata avanti così, non può essere condivisibile. Parliamo di centinaia di ragazzi e ragazze rapiti negli ultimi mesi e mai restituiti alle loro famiglie. Di 2000 vittime solo nell'attentato di una settimana fa nei pressi del lago Ciad.

Nigeria, perché non fa notizia?

Meno di due settimane fa il mondo intero ha pianto le vittime della sparatoria al Charlie Hebdo. Manifestazioni, veglie e dichiarazioni in ogni lingua hanno ricordato le 12 persone uccise dai terroristi. Politici, giornalisti e persone comuni si sono fatti tutti paladini della lotta per la libertà di espressione.

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Per far sapere ai terroristi che non ci avrebbero mai piegati.

Nel corso dell'ultimo anno in Nigeria il terrorismo islamico ha ucciso migliaia di persone. Donne e bambini, soprattutto. E noi? Nulla. Al di là di qualche notizia sui giornali le reazioni sono state pressoché inesistenti. Ed proprio questa noncuranza a vanificare ogni sforzo di lotta al terrorismo. E a farci perdere ogni credibilità di fronte ad un nemico sempre più forte.

Non si può più far finta di niente. E non solo perché è moralmente inaccettabile. Ma perché denunciare ciò che accade in Nigeria è l'unico modo per sconfiggere davvero il terrorismo. Troppo facile limitarci a sterili campagne media, fatte di hashtag e slogan scontati. Lo scopo non è vendere giornali o fare notizia. In gioco c'è molto di più. Ci sono vite. E ci sono ideali.

Dare risonanza alla cosa è solo il primo passo. E non una risonanza fine a se stessa. Questa volta dobbiamo veramente cambiare le cose. Dispiacersi per le vittime non è più abbastanza. Se non siamo pronti a fare questo passo, tanto vale smettere di lottare. A noi la scelta quindi. Faremo qualcosa di concreto per fermare la violenza in Nigeria, per una volta? O come al solito saremo bravi solo a parlare?