Chiara Castellani, da una vita è al servizio del prossimo, facendo la volontaria nel continente nero. Chiara è stata definita un angelo nell'inferno nel Congo. Ogni giorno lotta le miserie, le malattie e le ingiustizie che affliggono il popolo congolese. È un chirurgo, sempre pronta ad intervenire per ricucire le ferite inferte sui corpi dalla guerra; ha perso il braccio in un incidente automobilistico. È il 6 dicembre del 1992, quando la jeep dove sta viaggiando si rovescia. Chiara cerca di proteggersi con il braccio che finisce stritolato sotto il peso della Land Rover.

Capisce subito di averlo perso, ma in quel momento il suo obiettivo principale è vivere. Da quel giorno tutti la chiamano il passero con un'ala sola.

La storia di Chiara - È ricominciata la stagione televisiva. Come il mare alla fine riconsegna alla terra i suoi "tesori", così il telespettatore si ritrova a fare i conti con un palinsesto televisivo fornito di reality. È inutile nascondersi dietro "lo spirito d'avventura" per giustificare la scelta di trascorrere due mesi su un'isola. Le difficoltà dei naufraghi non sono nulla a confronto di quello che da cinquant'anni Chiara Castellani deve sostenere fisicamente per non soccombere, come nutrirsi di bruchi fritti in mancanza di cibo.

L'isola di Chiara Castellani è un ospedale, dove insegna alle donne come affrontare un parto, curare una ferita, dare assistenza alle persone ammalate. "Ogni vita salvata è una ragione per lottare. Ogni morte è una sconfitta", lo dice spesso Chiara e non si perde mai d'animo. Non potrebbe perché se così fosse, chi si occuperebbe di quelle migliaia di persone residenti nel Kimbau, dimenticate non solo dai mass media, ma anche dalle autorità governative.

Rientra in Italia, viene operata, i medici le impiantano una protesi di ultima generazione, inizia la riabilitazione e impara a scrivere con la sinistra. Dopo 18 mesi è di nuovo in mezzo ai suoi malati. Chiara si fa installare nella sua stanza un computer e un generatore. La sua finestra sul mondo è la posta elettronica. Grazie alla tecnologia riesce a comunicare con i suoi amici, i suoi parenti a Roma, con il resto del mondo.

Nel 2004 pubblica Una lampadina per Kimbau, dove racconta del suo viaggio e della sua operosità nei confronti dei più poveri.

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