La Libia chiama, l'Italia è pronta a rispondere. Mentre le diplomazie stanno cercando di trovare valide mosse per contrastare il pericolo dell'avanzata dell'Isis, si continua a parlare di un intervento armato in Libia. A chiamare in modo esplicito l'Italia all'aiuto è Aqila Saleh il presidente del Parlamento di Tobruk: che tra i due attualmente presenti in Libia è quello riconosciuto dalla comunità internazionale.

Isis, minaccia per l'Italia 

"L'Isis può passare dalla Libia all'Italia" ha tuonato all'Ansa Saleh, durante un intervento in un hotel del Cairo, in Egitto. "Siamo vicini, ci distaccano solo 300 chilometri di mare" ha aggiunto il presidente del Parlamento di Tobruk.

La richiesta specifica all'Italia è quella di togliere l'embargo delle armi verso la Libia e di pattugliare le coste libiche per far si che i gruppi terroristici non abbiano accesso ai rifornimenti delle armi. "Non si deve aver paura che scoppi una guerra tra libici" ha spiegato Saleh, perchè una volta spariti i terroristi dal territorio libico le tribù "saranno di nuovo amiche" e "continueranno a cooperare".

Errico: Esercito pronto all'intervento il Libia 

Sul possibile intervento in Libia si è espresso il neo capo di Stato maggiore dell'Esercito Danilo Errico, che intervistato al Corriere della Sera ha confermato che l'Esercito italiano è pronto ad un eventuale intervento in Libia "se il Governo dovesse dare il via". Il generale Errico non ha dato ulteriori informazioni su quanta forza sarà dispiegata per un eventuale intervento in Libia. "Dipende da che tipo di intervento sarà richiesto. Quel che è certo che siamo pronti a fare ciò che ci verrà chiesto". Al momento, come conferma il generale "ci sono azioni diplomatiche in corso".

Gentiloni: Tobruk dialoghi a Rabat 

Dello stesso avviso è stato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che in risposta alle richieste del governo di Tobruk, ha sottolineato si la legittimità delle richieste libiche, evidenziando però la necessità che la rappresentanza di Tobruk metta il "massimo impegno nei negoziati di Rabat" che riprenderanno il prossimo 19 marzo. E' molto probabile che sia al Governo di Tobruk, sia al Governo di Misurata venga proposto un armistizio che possa permettere la formazione di un governo di unità nazionale in grado di fronteggiare l'Isis.

Si combatte a Sirte 

Attualmente in Libia si sta combattendo i Sirte, la città dove è stato ucciso Gheddafi il 20 ottobre 2011. Secondo quanto si apprende da un comunicato della "Far Libia" ieri ci sarebbero state delle defezioni sia nella brigata di Misurata 166 sia negli esponenti dello stato islamico. A detta del governo di Misurata la peggio l'avrebbero avuta i jihadisti dell'Isis, che avrebbero perso 17 uomini. Altri esponenti jihadisti sarebbero stati rapiti e sarebbero in atto degli interrogatori. La guerra prosegue con un ritmo di 50 morti a settimana, secondo quanto stimato dall'esperto Fabio Mini a l'Espresso.