Boris Nemtsov, politico di primo piano nell'era Eltsin, da qualche tempo un po' dimenticato, ma in ogni caso vigoroso oppositore di Putin, è stato ucciso in pieno centro a Mosca, a pochi passi dal Cremlino, nella serata di venerdì scorso, alle 23.31 circa (ora russa, in Italia erano le 21.31). Ieri l'emittente russa Tse ha mandato in onda un video dell'agguato: si distingue chiaramente la figura di un uomo che spara dei colpi di pistola e poi si dilegua in tutta fretta, salendo su un'auto in corsa. Nemtsov aveva appena terminato di cenare in un ristorante e si stava recando nel suo appartamento insieme ad una giovane donna, la modella ucraina di 24 anni Anna Duritskaja.

La ragazza è l'ultima ad averlo visto vivo e anche l'unica testimone oculare dell'assassinio. Su di lei, in queste ore, una pioggia di speculazioni. Intorno alla questione della sua identità si sono diffuse una serie di illazioni da bassa propaganda: la giovane, secondo alcuni, sarebbe una spia del governo di Kiev e avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella virata filo-ucraina della politica di Nemtsov, una posizione politica che potrebbe aver innescato la ritorsione di qualche fanatico nazionalista. Ma chi è veramente Anna? L'amante di Nemtsov o la legittima fidanzata? È possibile che il delitto abbia un'origine passionale e non politica, come si è pensato in un primo momento? Alla prima domanda, la risposta è più facile: Anna è da tre anni la compagna di Nemtsov, un affascinante cinquantacinquenne con un divorzio alle spalle e quattro figli, noto per essere un consumato tombeur de femmes.

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Alla seconda domanda, invece, non è possibile dare risposta, ma è chiaro che, benché Nemtsov fosse stato minacciato di morte e stesse svolgendo da tempo un'accurata attività di documentazione per denunciare l'operato criminoso di Putin, sarebbe rischioso e forse fuorviante formulare la facile equazione che vuole che il suo sia stato un delitto, per questo, necessariamente politico. 

Limonov: 'Nemtsov non aveva lo spessore per fare paura a nessuno' 

Anche Eduard Limonov, scrittore e avventuriero russo dalle multiple identità politiche e dalla biografia mirabolante, non esclude a priori il delitto passionale: "so che rischio di smontare tante teorie fantapolitiche, ma non escluderei una questione marginale, privata". Secondo Limonov, divenuto celebre Italia grazie al libro di Emmanuel Carrère pubblicato da Adelphi e dedicato alla sua straordinaria e controversa figura, se dietro la morte di Nemtsov ci fosse un piano politico, questo sarebbe "stupido e destinato a fallire", perché "Nemtsov non aveva lo spessore per fare paura a nessuno".

Lui lo conosceva bene e nonostante lo ritenesse "un uomo di spirito, colto e brillante", nega che fosse così scomodo come molti pretenderebbero: "le sue denunce erano solo chiacchiericcio isterico senza prove o particolari inediti". Si tratta della visione cinica di un bastian contrario per professione o di una possibile verità? Che la morte di Nemtsov abbia davvero una ragione minuta, la degenerazione di una più banale infrazione sentimentale?