"Il mio dna è sul… basta. La mia fregatura è quella!". Massimo Giuseppe Bossetti ha di fronte la moglie Marita Comi e il cognato. Stanno parlando nella sala colloqui del carcere di Bergamo. E' luglio, un mese dopo l'arresto, e ad ascoltarli c'è una microspia posizionata dai Carabinieri. Il muratore direbbe: "Loro dicono che è stata picchiata sulla testa, seviziata, violentata". La consorte lo interrompe: "No, no, no". Lui la sovrasta: "Ed il mio dna è sul… basta. La mia fregatura è quello!". Bossetti cerca di spiegare: non è stato lui ad uccidere Yara Gambirasio, un delitto tremendo per cui è stato arrestato ingiustamente il mese prima. Poi aggiunge: "Però se son certi, è un guaio!".

E' proprio la prova centrale dell'accusa, il dna, ad essere argomento di conversazione tra il presunto assassino e i suoi famigliari. Sono questi gli ultimi stralci emersi dal fascicolo d'indagine chiuso dalla Procura di Bergamo e diffusi dall'agenzia Ansa. Il documento lungo 60mila pagine avrà il compito di inchiodare alle sue responsabilità quello che per gli investigatori è un brutale assassino.

Furgone ripreso dalle telecamere

I Carabinieri hanno collocato con precisione il furgone del muratore di Mapello nei pressi della palestra di Brembate la sera della scomparsa di Yara Gambirasio. Non ci sono dubbi che sia il suo e lo spiegano in una nota diramata lunedì 2 marzo. I militari hanno individuato e fotografato 2mila furgoni Iveco Daily della stessa marca di quello in possesso di Bossetti e li hanno confrontati con i filmati delle telecamere a circuito chiuso presenti a Brembate. "Solo cinque di essi avevano caratteristiche tali da poterli in qualche modo confondere col veicolo immortalato dalle telecamere", spiegano.


Nessuno dei cinque proprietari, residenti nella bergamasca, si trovava però a Brembate quel giorno. L'unica possibilità è che si tratti di Bossetti. Proseguono: "Grazie all'imponente mole di dati raccolti negli oltre quattro anni di indagini, si è pervenuti ad escludere che potessero trovarsi a Brembate la sera del 26 novembre 2010 ed a concludere, quindi, che il solo Iveco Daily di Bossetti non potesse che essere quello ripreso dai video delle tre telecamere prese in esame nei circa 45 minuti immediatamente precedenti alla scomparsa di Yara". Sembrano voler dire alla difesa: non avete appigli, ora basta illazioni.
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