Gianluca era innamoratissimo della sua ragazza, la vita gli sorrideva, tante speranze per il futuro: un amore vero, un lavoro e forse più avanti anche una famiglia. Gianluca Monni era nato e viveva a Nuoro, un paesino di nemmeno 3000 anime. I sogni del ragazzo sono scomparsi in pochi secondi di puro terrore; il ragazzo stava aspettando l'autobus come tutti i giorni, quando ad un tratto da un auto, sono partite tre fucilate a lui rivolte. Gianluca è stato barbaramente ucciso probabilmente da due ragazzi poco più della sua età. Berbara Benini, giornalista del noto settimanale Grand Hotel, si è occupata del caso, affermando che il tutto è stata una "punizione", tesi confermata anche dagli inquirenti.

 Il giovane è stato ucciso per aver difeso la fidanzata dalle molestie di alcuni coetanei.

Un omicidio nel nome del Codice Barbaricino

Un amico dello stesso Gianluca ha affermato che qualche mese prima dell'esecuzione, il ragazzo avrebbe avuto una violenta lite con alcune persone (tra le quali anche dei minorenni) che avevano adocchiato la sua ragazza. Eleonora (questo è il nome della ragazza) e Gianluca si vedevano tutti i giorni presso la fermata del pullman, lei per andare all'istituto agrario, lui per raggiungere l'istituto Alessandro Volta di Nuoro. Il suo amato ha perso la vita dinanzi ai suoi occhi. Gli inquirenti hanno interrogato due sospetti, che non sarebbero riusciti a fornire un alibi convincente. Si tratta di due giovani delinquenti, con già alle spalle un elevato numero di reati contro la persona ed il patrimonio.

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Ci sarebbero diversi indizi contro di loro.

A questa triste vicenda, si aggiunge anche il caso del 28enne Stefano Masala, un giovane abitante di Nule, paesino distante circa 25 chilometri da Orune, scomparso il giorno prima dell'omicidio di Gianluca. Al momento non è stato ancora ritrovato. Gli inquirenti pensano che non si tratti di una semplice coincidenza e che forse i due ragazzi si conoscevano. L'auto di Stefano, ritrovata carbonizzata pochi giorni dopo l'assassinio, risulta essere infatti la stessa usata dai killer