Ospite a Servizio Pubblico - Sandro Ruotolo in apertura della trasmissione Servizio Pubblico condotta da Michele Santoro su La7 ha ricostruito la vicenda che lo ha visto protagonista suo malgrado nei giorni scorsi. Il boss del clan dei Casalesi 'Capastorta', alias Michele Zagaria, ha preso di mira il celebre cronista, inviato storico delle trasmissioni condotte da Santoro e vice direttore di Servizio Pubblico, da sempre impegnato in inchieste dirette a fare luce sugli affari della Camorra. Dalle intercettazioni ambientali effettuate in carcere è emersa chiara la determinazione del padrino di San Cipriano d'Aversa di voler morto il giornalista di La7, per aver realizzato un reportage sulla Terra dei Fuochi.

Nel corso dell'intervento di Ruotolo è stato mandato in onda il passaggio "incriminato" che ha fatto infuriare il camorrista, per le dichiarazioni tanto del giornalista quanto del pentito Carmine Schiavone, scomparso lo scorso 22 febbraio, circa le prove evidenti che avrebbero legato il capo dei Casalesi ai servizi segreti già a partire dai primi anni Duemila.

La decisione - Le minacce sono state ritenute fondate dal prefetto di Roma Franco Gabrielli, il quale ha disposto la protezione per Sandro Ruotolo, costretto ora a girare sotto scorta per aver svolto il suo mestiere al meglio. Il prefetto ha comunicato la sua decisione telefonicamente all'interessato, senza fornirgli ulteriori particolari, ha spiegato il giornalista. Ruotolo ha poi aggiunto che gli arresti di Michele Zagaria e Antonio Jovine, boss del clan Setola, non hanno indebolito la rete dei Casalesi, i quali ad oggi nella Terra dei Fuochi possono contare su 300 camorristi liberi, armati e con risorse che permettono loro di continuare a portare avanti i loro affari. 

Solidarietà - Nei giorni scorsi attestati di solidarietà e affetto sono arrivati dal mondo del giornalismo e della politica anche tramite i social network.

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Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, e Corrado Formigli, conduttore della trasmissione Piazza Pulita e per anni collaboratore di Sandro Ruotolo, non hanno fatto mancare la loro solidarietà al giornalista. Una delle prime a far sentire la sua vicinanza al collega è stata poi la giornalista e parlamentare del Partito Democratico Rosaria Capacchione, la quale fu minacciata dalla Camorra per le sue inchieste al quotidiano il Mattino di Napoli. La Capacchione ha colto l'occasione per sottolineare che: "la forza dello Stato si misura anche sulla base della sua capacità di proteggere chi è impegnato in prima linea non solo nelle indagini, ma anche chi ha denunciato e denuncia pubblicamente i crimini e le illegalità. La scorta è una misura difensiva. In Campania e nella Terra dei Fuochi, è forse ora di fare qualcosa di più contro Zagaria e gli altri clan". Anche la Senatrice Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia ha voluto esprimere solidarietà a Ruotolo e verso i molti giornalisti che in Italia sono nel mirino della malavita, la quale attenta alla vita degli stessi ed al contempo alla libertà d'informazione, condizionandone genuinità e qualità.

Dal mondo della politica hanno fatto sentire la loro vicinanza anche il senatore Pd Nicola Latorre, Emanuela Fiano, responsabile della sicurezza della segreteria del Pd ed il capogruppo dei deputati di Sel Arturo Scotto. Sui social network è stato lanciato l'hashtag 'stoconsandro', al quale in molti hanno aderito. Messaggi su Twitter da parte della direttrice di Adnkronos, Alessia Lautone, e dei giornalisti ed amici di Ruotolo David Parenzo e Nino Rizzo Nervo