Era l'8 novembre 2005 quando il Texas adottò la legge costituzionale a sfavore dei matrimoni gay, era il 2007 quando venne registrato il più alto numero di esecuzioni penali degli Stati Uniti, e ancora oggi, 10 giugno 2015, a 42 anni dalla legalizzazione dell'aborto negli Stati Uniti avvenuta il 22 gennaio 1973, il forte spirito conservatore texano vince una delle battaglie più discusse dei nostri tempi.



Ore 06:00 in Italia, il Texas ottiene l'approvazione della corte d'appello di New York, misure più severe verranno messe in atto per limitare i casi di aborto nello stato repubblicano governato da Greg Abbott.

Il decreto prevede che, le cliniche specializzate nelle interruzioni di gravidanza del paese, 41 in tutto, debbano avere le stesse licenze e gli stessi permessi previsti per i centri chirurgici ospedalieri specializzati.



Quanto approvato dalla Corte d'appello entrerà in vigore il 2 luglio 2015, a 22 giorni dalla sentenza.

A risentirne di questo decreto saranno le cliniche private texane, di cui la gran parte si vedrà costretta a chiudere, lasciando il secondo paese più popolato degli Stati Uniti con sole 8 cliniche aperte, favorendo così una limitazione netta per le donne intente ad eseguire un interruzione di gravidanza per via legali.



Ad opporsi alla decisione della corte d'appello ci sono le associazioni per i diritti delle donne che presenteranno al più presto ricorso alla Corte Suprema.

Già il 12 giugno 2013 il Senato dello stato del Texas, sotto il governo di Rick Perry, approvò una nuova misura sulla legge d'aborto che, prevedeva una serie di misure restrittive tra le quali l'impossibilità di praticare un interruzione di gravidanza a 20 settimane dal concepimento, provvedimento a cui si era opposta la senatrice democratica Wendy Davis. 



Ancora una volta il Texas si rivela un paese conservatore, una nazione che mantiene le proprie tradizioni e saldi i propri principi, uno stato che combatte per il proprio credo e mantiene forte lo spirito repubblicano dal quale è costituito.