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Dopo tre giorni di camera di consiglio, è arrivato il verdetto di secondo grado che conferma l'ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, rispettivamente la cugina e la zia della vittima Sarah Scazzi. Le due erano accusate di concorso in omicidio doloso aggravato. I giudici della Corte d'assise di Taranto hanno confermato la sentenza di primo grado dove, nelle oltre 1.600 pagine di motivazione, si parla di uno zio - Michele Misseri - schiacciato dal peso della verità. In primo grado, infatti, i giudici avevano valutato come inattendibile l'alibi di Sabrina Misseri anche a causa della confessione del padre che, spiegano, non avrebbe avuto motivo di incolpare la figlia e non qualcun altro per l'omicidio della nipote.

I fatti

Sarah Scazzi era sparita il 26 agosto 2010 da Avetrana, il suo paese d'origine, in provincia di Taranto. Uscita di casa per incontrarsi con la cugina, la stessa per cui ieri è stato confermato l'ergastolo, Sarah non rientrerà mai più a casa. Il corpo verrà ritrovato dopo due mesi infondo a un pozzo, là dove lo aveva gettato lo zio di Sarah, Michele Misseri, la cui confessione verrà annunciata in diretta sul programma di Rai3 Chi l'ha visto?, insieme all'annuncio del ritrovamento del cadavere di Sarah.

La svolta avviene il 29 settembre quando lo zio ritrova il cellulare di Sarah in un campo vicino a casa sua. È l'inizio della fine. Misseri sostiene di essere in grado di ritrovare la nipote, che considera come una terza figlia. Nasce il sospetto intorno a lui.

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Misseri, secondo quanto emerso durante processo di primo grado, avrebbe occultato il cadavere della nipote, gettandolo nel pozzo. Una storia, quella di 'zio Michele', fatta di confessioni, ritrattamenti e frasi shock, tra cui quella sulla violenza sessuale (poi esclusa dalle perizie mediche e negata da Misseri stesso) sul cadavere della nipote.

La lunga vicenda mediatica 

Quello di Avetrana è stato un fatto di cronaca nera a lungo discusso nei salotti televisivi, dove i familiari della vittima intervenivano regolarmente. Sempre in TV, la madre di Sarah Scazzi fece l'appello a cercare proprio nella famiglia di Avetrana. La stessa famiglia che non perdeva occasione per andare in televisione  fare appelli affinché la nipote (o, in base al punto di vista, la cugina) tornasse il prima possibile. 

Si tratta inoltre di uno dei primi casi in cui la vita della vittima, un'inquieta quindicenne di provincia, venne ricostruita pezzo dopo pezzo grazie al suo profilo sul social network per eccellenza: Facebook.

Grazie alle foto e alle frasi postate, venne dipinto un ritratto di una ragazza che usciva con ragazzi più grandi, che in quel paese (e in quella famiglia) si sentiva oppressa e incompresa. Tutti elementi che, in un primo momento, fecero pensare a una possibile fuga. Di questo famoso gruppo di "ragazzi grandi", però, fa parte anche Ivano Russo, oggetto del desiderio della cugina Sabrina. Questo elemento, tra le altre cose, contribuirà a ad alimentare l'ipotesi della gelosia come movente dell'omicidio.