Già una leggenda in Messico, Joaquin "El Chapo" Guzman ha aggiunto un'altra pagina alla sua epica con l'evasione di sabato scorso. Le telecamere a circuito chiuso del carcere di massima sicurezza di Altiplano lo hanno ripreso mentre si affaccendava intorno alla doccia. Poche ore dopo la scoperta delle guardie durante un giro di routine: El Chapo è scomparso, sgusciato in un tunnel che aveva scavato nel pavimento della sua cella.

Non è la prima volta che il boss della droga messicano si fa beffe della giustizia. Nel 2001 un'altra evasione, dentro un carrello della lavanderia. Guzman era poi sparito dal radar per più di dodici anni, le storie che circolavano su di lui lo facevano sembrare un mostro mitologico, onnipotente, in grado di corrompere chiunque.

Si diceva che fosse così sicuro del proprio potere da vivere la sua vita pacificamente alla luce del sole, senza timore di essere catturato. Ma perfino la sua grandezza aveva un limite, o almeno così sembrò nel 2014, quando venne arrestato in un hotel sulla costa del Pacifico nello Stato che gli ha dato i natali, Sinaloa.

Boss della droga

E' sempre stato un piccoletto, certo, come suggerisce il soprannome, ma senza dubbio puntava molto in alto. Joaquin "El Chapo" Guzman era seduto sul trono di un impero della droga multimiliardario che forniva gran parte della marijuana, cocaina ed eroina consumata negli Stati Uniti. Ragazzino povero, senza educazione e senza prospettive, famiglia invischiata con i cartelli di Sinaloa, El Chapo aveva fondato la propria organizzazione nel 1980 e da allora la sua fama era andata sempre più crescendo, fino ad attraversare il confine e ad assumere proporzioni gigantesche, al pari di un moderno e criminale Robin Hood.

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Di lui si diceva che aiutasse i poveri messicani, che fosse solito andare nei ristoranti e pagasse il conto a tutti quanti in cambio della richiesta di spegnere i cellulari. La sua evasione, debitamente filmata e trasmessa in tutto il mondo, l'ha fatto salire nell'olimpo dei signori della droga, alla destra del mentore più famoso, Pablo Escobar.

L'evasione

Nel filmato divulgato dal governo messicano si vede El Chapo preparare la sua fuga nel dettaglio e con la massima calma. Prima armeggia nella doccia completamente vestito, poi si china e scompare alla vista. Riemerge dopo pochi secondi, si siede sul letto e si cambia le scarpe. Ritorna nella doccia e sparisce per sempre. Lo attende un tunnel lungo un miglio, illuminato, ventilato e una moto modificata per la guida sui binari. Ben diverso dal carrello della lavanderia del passato: El Chapo ha voluto alzare l'asticella questa volta, architettando tutto con estrema cura e senza rinunciare al gusto dello spettacolo. Qualcuno deve averlo aiutato, forse un infiltrato all'interno del carcere, o più semplicemente i compagni del cartello dal quartier generale di Sinaloa.

Il direttore del carcere di Altiplano è stato licenziato e più di 49 persone sono state interrogate. Le autorità messicane hanno fissato una ricompensa di 3.8 milioni di dollari per informazioni riguardo al boss latitante ed hanno diffuso una recente foto di El Chapo con il volto rasato, senza i baffi marchio di fabbrica.