Non è più solo una storia di corna online. Adesso ci sono tre morti nell'affare Ashley Madison, il sito d'incontri extraconiugali violato da pirati informatici che hanno rubato i dati di milioni di utenti. L'azienda diceva di avere almeno 40 milioni di utenti in tutto il mondo. Molti di quei profili erano probabilmente falsi e servivano ad alimentare il traffico e la messaggistica, pagante, fra i membri della community. Adesso però "non si scherza più, c'è un crimine vero e non è più un gioco", ha affermato Bryce Evans della polizia di Toronto, in Canada.

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Taglia da mezzo milione di dollari canadesi

Sono circa 327.000 euro. È quanto hanno promesso i gestori del sito per chiunque fornirà informazioni sugli hacker.

In una email anonima questi hanno chiesto 1,05 bitcoin a profilo, da inviare a uno specifico indirizzo (cifra che al cambio ufficiale fa quasi 20.000 euro) per non svelare segreti e bugie degli utenti del sito. Alcuni paesi come la Francia cercano di correre ai ripari, ma per almeno tre persone è troppo tardi. L'ultima vittima sarebbe il capitano Michael Gorhum, 25 anni, del Dipartimento di polizia di San Antonio, in Texas. Si sarebbe tolto la vita dopo che la sua email è trapelata nell'attacco hacker. Il condizionale è d'obbligo in questo caso, ma in conferenza stampa la polizia canadese ha messo in diretta relazione questo decesso con l'operazione di furto dei dati.

Difficile che il sito possa uscirne indenne

Ashley Madison è proprietà della Avid Life Media, una società canadese. Il suo motto è "Life is short, have an affair" (la vita è breve, fatti una scappatella), e due vittime sono canadesi.

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Per questo motivo due studi legali del paese hanno avviato una class action da 578 milioni di dollari canadesi contro il sito. La causa, intentata sarebbe stata avviata per conto di tutti i cittadini, canadesi, coinvolti. Difficile che una qualsiasi azienda possa riaversi da un colpo simile. La compagnia fa ancora spallucce, giura che si sta attivando e che la situazione non è così grave, ma sono solo pietose bugie. La realtà è ben diversa e sembra difficile che il gruppo non dichiari fallimento. Se una corte canadese dovesse accettare la class action, altre vittime si potrebbero aggiungere per strada, facendo lievitare il costo dei danni richiesti. Senza contare che anche altri paesi potrebbero lanciare analoghe procedure.  La mela del peccato rischia di diventare davvero indigesta per chi sul tradimento ha fondato un impero.