I legali del marito di Elena Ceste (il vigile del fuoco Michele Buoninconti) si chiamano Giuseppe Marazzita e Enrico Scolari. I professionisti sembrano avere le idee chiare sul profilo psicologico particolarmente complesso della madre di Costigliole d'Asti. La dottoressa Laura Deodato, magistrato che segue il caso, è invece convinta che a uccidere Elena Ceste sia stato proprio il marito, che comunque continua a dichiararsi non colpevole. Solo un'eventuale  condanna definitiva farà chiarezza.

Le amicizie di Elena

Per gli avvocati Elena Ceste era una donna dai due volti: da un lato era una madre di famiglia attenta ai figli e alla casa, apparentemente devota al marito, mentre dall'altro aveva amicizie maschili che contraeva anche grazie all'uso dei moderni socialnetwork e in particolare Facebook.

In qualche occasione aveva incontrato qualcuno di loro di persona. Tra le amicizie c'era anche un vecchio compagno di scuola ritrovato dopo molto tempo. Elena Ceste era quindi, secondo la tesi proposta, un soggetto psicotico che alla lunga, sempre secondo la ricostruzione della difesa, che resta da dimostrare, non era riuscito a sopportare il peso di una duplice identità e della necessità di non essere scoperta dal marito e magari screditata in una realtà chiusa come quella di Costigliole. La Ceste era originaria di Torino. Era un'analista chimica. La vita di provincia non la entusiasmava di certo e doveva inoltre fare i conti con un marito da tutti descritto come un uomo particolarmente geloso che la controllava continuamente.

Secondo Scolari e Marazzita quel drammatico mattino - era il 24/1/2014 - la donna, fuori di sé per chissà quali motivazioni, uscì di casa in fretta e furia incamminandosi verso il canale dove è stata poi trovata morta, rimanendo vittima di un malore improvviso forse dovuto anche al suo stato di agitazione.

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