L'Accademia di Svezia ha conferito, come fa ogni anno, il riconoscimento massimo al valore letterario: come annunciato oggi 8 ottobre intorno all'una, per il 2015 il Nobel della Letteratura è andato all'autrice bielorussa Svetlana Aleksievic, nata in Ucraina da padre bielorusso e madre ucraina e residente in Francia dal 2000, quando ha lasciato il suo paese perché accusata dal regime di essere un'agente della CIA. La motivazione ufficiale diramata al momento dell'annuncio riconosce come meritoria "la sua scrittura polifonica che erige, attraverso il racconto, un monumento al coraggio e alla sofferenza dei nostri tempi". 

Chi è Svetlana Aleksievic 

Nata nel 1948, Svetlana Aleksievic s'è formata come giornalista presso l'Università di Minsk, occupandosi inizialmente di cronache.

Solo successivamente, è passata a réportages di più ampio respiro e alla scrittura teatrale. E proprio dal teatro ha imparato l'arte di costruire un racconto corale attraverso il montaggio di immagini e testimonianze, protendendosi all'ascolto delle voci individuali e collettive, percorrendo i confini spesso sfumati in cui l'uomo singolare si stempera nella massa, lasciandosi trasportare dal grande fiume della Storia. Giornalista e insieme storica, ha dedicato la maggior parte dei suoi lavori all'analisi dell'homo sovieticus, un'identità figlia del socialismo che s'è ritrovata smarrita e mutila quando l'edificio concettuale e politico del socialismo è crollato. L'opera con la quale si guadagnò l'attenzione del mondo intellettuale, dedicata alle donne dell'URSS che combatterono nella seconda guerra mondiale, la scrisse nel 1983 (e nel 1985 ne curò la versione teatrale) e, al momento, non è edita in Italia: Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale di Bompiani, ha annunciato proprio oggi che la sua casa editrice (ora nel gruppo Mondadori) la pubblicherà nelle prossime settimane con il titolo 'Il volto non femminile della guerra'

Le sue opere edite in Italia

Dei suoi altri lavori, in italiano possiamo leggere, in un'edizione uscita per Bompiani appena l'anno scorso, 'Tempo di seconda mano', monumentale esempio di storiografia che si fa epica dell'uomo comune ritrovatosi a vivere tra le macerie dell'impero sovietico, un mondo estinto che dietro di sé, nella desolazione più radicale, ha lasciato solo le schegge taglienti di un'utopia disintegrata.

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Meno recenti ed usciti per la casa editrice E/O i Libri 'Ragazzi di zinco', in cui l'autrice affronta il doloroso capitolo della guerra in Afghanistan (1979–1989) che ha trasformato un milione di giovani sovietici, uomini e donne, sognatori e affamati di vita, in assassini e fantocci manovrati dalle logiche impercettibili del potere e poi dalle stesse rigettati; 'Preghiera per Chernobyl', uno sguardo laterale ma potente sulla tragedia nucleare ucraina e sulle scorie che ha prodotto non solo nell'acqua e nell'aria, ma anche nei cuori e nelle menti della gente; 'Incantati dalla morte', la ricerca di un senso in grado di spiegare perché molte, troppe persone abbiano sacrificato le loro esistenze sull'altare dell'ideale comunista, scegliendo di morire insieme a questo.