Il movimento mondiale di hacker noto con il nome di Anonymous, da tempo impegnato - tra le altre cose - nella cyber-guerra contro i terroristi dello Stato Islamico, in questi giorni ha incrementato gli attacchi finalizzati prevalentemente alla rimozione di account appartenenti a jihadisti dell'Isis dedicati ad attività di propaganda. Buona volontà del gruppo di Anonymous a parte, parallelamente a suddette attività è emersa in questi giorni una situazione generale paradossale e problematica

Proteggere l'informazione per combattere il terrore

Marco Arnaboldi dell'ISPI (istituto per gli studi di politica internazionale), successivamente alle ultime operazioni di Anonymous in reazione agli attacchi di Parigi, ha parlato di "effetto indesiderato".

L'interferenza distruttiva determinata da Anonymous dipenderebbe dal fatto che agenzie di intelligence e studiosi di cyber-jihad erano già impegnate a monitorare gli obiettivi colpiti. Arnaboldi dichiara all'ANSA il fatto che “distruggere queste reti non serve, si elimina solo la facciata, che subito viene ricreata altrove: ma così facendo si perde ogni traccia [...] finché possiamo monitorare questi account, sarebbe meglio lasciarli lì, così che si possa continuare a farlo”.

La profezia di Angelo Tofalo alla Camera

La teoria protezionista dell'informazione di Marco Arnaboldi non rappresenta una novità nel panorama della Difesa e della Sicurezza. Angelo Tofalo, membro COPASIR (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), il 31 marzo, in occasione dell'approvazione del decreto antiterrorismo alla Camera, ha affermato che account e siti appartenenti al panorama del jihadismo "vanno lasciati aperti come le moschee e costantemente monitorati per capire chi si collega, che discorsi si fanno, come si sviluppa il dibattito politico tra i diversi gruppi, che linguaggio si usa e come si modifica nel tempo, se c'è una fase di attivazione dell'area o al contrario una fase stagnante".

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Ad essere sottolineato da Tofalo è anche il fatto che attraverso una analisi minuziosa, processando le informazioni acquisite attraverso modelli di simulazione artificiale, si potrebbe prevedere attentati, crisi interne, cambiamento del gruppo dirigente e altro ancora.