Il Senegal prevede di varare una legge per vietare alle donne musulmane l'uso del burqa, il velo integrale che copre tutto il corpo lasciando intravedere solo gli occhi. La decisione è stata presa a seguito dell'intensificarsi di attentati da parte dei terroristi di Boko Haram e dell'Isis nei paesi africani. Ultimamente la tattica dei jihadisti di usare donne e bambine kamikaze per creare morte e distruzione ha indotto il governo senegalese a prendere questa decisione.

Religione di stato e sicurezza nazionale

L'iniziativa sicuramente non si può considerare anti islamica, essendo il Senegal un paese a maggioranza musulmana.

Si tratta di un problema di sicurezza nazionale: i terroristi di Boko Haram sia in Nigeria che in altri paesi africani hanno compiuto stragi nascondendo cinture esplosive sotto i burqa di donne e ragazzine costrette con la forza a immolarsi. Se la legge fosse approvata, il Senegal sarebbe il quinto paese africano a limitare l'uso del velo integrale a causa della violenza jihadista. Nelle ultime settimane la polizia senegalese ha arrestato quattro imam ( guide spirituali ), accusati di legami con i terroristi.

Prevenire è meglio che curare

Probabilmente molti musulmani in Senegal storceranno il naso se questa legge fosse approvata, ma il fine giustifica i mezzi. Il pericolo di attentati è sempre alto non solo in Europa ma anche in paesi del Nordafrica e in quelli confinanti con la Nigeria.

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Vari gruppi terroristici tra i quali Isis, Al Qaeda, Boko Haram e Al Shabaab stanno devastando il continente africano con attentati sanguinosi, non si fermano davanti a nulla e la loro spietatezza fa rabbrividire. A volte misure e leggi che possono sembrare incostituzionali o ledere la libertà di alcuni gruppi religiosi, si rendono necessarie per la sicurezza della popolazione. La cosa migliore sarebbe estirpare il problema alla radice limitando la circolazione e la vendita massiva di armi, cosa purtroppo di difficile attuazione, soprattutto se a foraggiare i gruppi terroristici sono paesi occidentali insospettabili, come ha affermato ultimamente il presidente russo Putin.