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L'eroico Papa Francesco sfida le frange del terrorismo con questo viaggio, a testa alta affiancato dai suoi angeli, ma nudo di ogni protezione rivolta all'incolumità fisica della sua persona. Stupisce il mondo intero la decisione fortemente voluta dall'eroico Papa di andare in un territorio scosso da anni di guerre, in cui si perpetrano continui i conflitti e le violenze tra cristiani e musulmani che portano alla luce aspetti religiosi contrarianti. Tutti scommettono in questo Papa capace di richiamare la convivenza tra popoli in sofferenza, portatore della voce di un Dio a cui chiede perdono per il timore del dolore che un probabile attentato possa colpire la sua persona.

Davanti a milioni di persone che guardano stupiti la serenità del suo volto aggiunge queste parole: "non importa se cadrò ma fai che io non abbia sofferenza; e quasi con timida umanità dice, perché ho paura del dolore". Parole che alimentano il coraggio di quest'Uomo che sfida il mondo del terrore in nome di una pace che tanti anni di guerra non hanno preservato.

Il suo viaggio nella Fede

Tra le preghiere di chi crede in lui e dei cambiamenti che ha operato contro il male, i vili e i potenti, inizia questa mattina alle 8:00 il suo viaggio verso il continente africano (prima tappa il Kenya), dove sarà accolto dal presidente Uhuru Kenyatta. Come messaggero di pace in questa rischiosissima missione il Papa aprirà la porta santa di questo Giubileo della Misericordia rivolgendolo al grande significato di questo viaggio.

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E' la prima volta che visita l'Africa, preceduto da Karol Wojtyla che ha percorso questo continente per ben 42 volte, dove meritò l'appellativo di "Giovanni Paolo l'Africano" da parte del cardinale senegalese Hyacinthe Thiandoum. Da questo viaggio che porterà il Papa nella stessa terra visitata per la prima volta nella storia da un ministro di Dio (Paolo VI nel 1969), ci si auspica la stessa gioia di questo pellegrino rivolto all'autentico perdono, che mira alla conclusione delle guerre che intere fazioni africane motivano con scusanti religiose portatrici del conflitto tra cristiani e musulmani. A Bangui il pericolo è forte per la sua incolumità, ma l'arcivescovo Dieudonné Nzapalainga dice di aspettarsi molto da questo vicario del Cristo dei miracoli che sta facendo rinascere la speranza tra i popoli.

Ritornerà a Roma

Il cammino della fede lo porterà al campus dell'università di Nairobi, e grazie agli spazi vicini potrà ospitare fino a un milione di persone che vorranno assistere alla Santa Messa; nel pomeriggio incontrerà clero, religiosi e seminaristi al campo sportivo della St Mary's school, infine alla sede ONU keniana dove pronuncerà in spagnolo il suo discorso.

Il 27 sarà allo slum di Kangemi, nella parrocchia di S.Giuseppe Lavoratore, bidonville dove opera una comunità gesuita. Allo stadio Kasarani ci sarà un probabile incontro con i ragazzi testimoni della 'strage nel campus di Garissa' a cui seguirà il suo saluto all'aeroporto di Entebbe. Sabato 28 la memoria dei martiri nel suo santuario dove celebrerà la messa; nel tardo pomeriggio incontrerà i vescovi i religiosi e i seminaristi. Domenica 29 in mattinata, Bangui dove prima dell'arrivo del Papa, il comandante della gendarmeria vaticana (Domenico Giani), avrà verificato le condizioni di sicurezza del luogo accertando il proseguo di questo tortuoso cammino. Dopo, l'incontro con il presidente di transizione Catherine Samba-Panza, il corpo diplomatico e la classe dirigente a cui farà un discorso in francese, poi rivolgerà la sua presenza ai vescovi e alle comunità evangeliche e in ultimo celebrerà la messa con l'apertura della porta santa della cattedrale di Bangui. Lunedì dopo l'incontro con la comunità musulmana nella moschea centrale di Koudoukou a Bangui, la cerimonia di congedo e il suo ritorno a roma Ciampino dove lo accoglieranno con un sospiro i preoccupati fedeli.