Il 2015 sarà uno degli anni che Parigi ricorderà con più dolore: iniziato il 7 gennaio con la strage di Charlie Hebdo [VIDEO] e proseguito con il sequestro (e la sparatoria) nel mercato kosher di porte de Vincennes. A dieci mesi di distanza, nel decimo e nell'undicesimo arrondissement della capitale francese - come a Saint-Denis - è tornato a regnare il terrore.

"La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa": sarebbe questa la frase pubblicata dalla rivista francese firmata Isis, Dabiq France. Il già citato hashtag 'Parigi in fiamme' è stato poi sfruttato per allargare la minaccia all'Europa intera - e in particolare a Londra, Roma, Spagna e Portogallo - e agli Stati Uniti, e in particolare a Washington.

"Un giorno che non dimenticheremo mai", avrebbero aggiunto i terroristi sui loro canali social, sottolineando di "essere in grado di poter colpire ogni paese nel cuore". 

Nonostante la prudenza nell'attribuire gli attentati, le rivendicazioni, le testimonianze e le parole dell'attentatore arrestato al Bataclan sembrerebbero confermare il ruolo del terrorismo islamico alla base di quanto accaduto a Parigi la scorsa notte.