Cristina viveva a Mareno del Piave, in provincia di Treviso con il padre, che l’ha vista andare via lunedì mattina. Una vita ‘sottile’, proprio come il filo a cui era appesa. Un’altra giovane donna caduta nella spirale dell’anoressia, una malattia che si estende sempre di più a macchia d’olio e che sta stroncando la vita ad un numero sempre più alto di persone. Nonostante il supporto di medici e familiari,Cristina ha perso la sua battaglia, spesso da lei raccontata sui social network. Facebook è stato per lei un modo per comunicare il suo forte disagio e il suo dolore.

Il cibo non è più cibo

Parole forti e testimoni della voragine mortale che si nasconde dietro ad un rapporto travagliato con il cibo.

Quel cibo che invece di far vivere, uccide. Un paradosso, quel grande paradosso che è alla base dei disturbi alimentari: dal cibo-vita come immagine di morte, alla volontà di sparire attraverso un corpo sottile, che non è altro che un modo per essere maggiormente notati e ostentare un grandissimo disagio. Un malessere in cui il senso di colpa ti ‘divora’ e ti uccide ad ogni boccone, come affermava anche Cristina. Far conoscere la storia di Cristina può avere senso non solo per ricordarla, ma anche per testimoniare la gravità di questi disturbi. Malattie in cui il corpo diventa un bersaglio e il cibo non è più cibo.

Un monito per riflettere

Una tematica alla quale si presta ancora troppo poca attenzione rispetto alla sua reale pericolosità. Problematica che spesso si lega esclusivamente, in maniera erronea, al mondo della moda, senza considerare che non è necessario appartenere ad una determinata categoria per essere colpiti da queste patologie.

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Certo, in un ambiente in cui rispettare rigidi canoni fisici diventa la condizione necessaria per accedervi, le probabilità che al loro interno si nascondano focolai della malattia possono essere più alte. Ma ciò non esclude che anche la ragazza della porta accanto possa cadere nel baratro dei distrurbi alimentari. Non dimentichiamo che anoressia e bulimia sono la seconda causa di morte tra i giovani. Speriamo che la storia di Cristina non sia solo ‘un’altra storia tragica’, ma un monito che faccia riflettere tutti.