La presenza dell'Isis in Libia e, più in generale, l'instabilità politica di detto territorio, spaventa Paesi distanti e potenti come Usa, Russia, Cina e Gran Bretagna a causa della centralità che questa terra riveste in ordine ai processi di stabilizzazione (o destabilizzazione) dell'intero mediterraneo. Qualche preoccupazione in più appartiene certamente all'Italia, di fatto in prima linea tra i Paesi occidentali per quanto riguarda le distanze geografiche con la Libia. 

Italia di fatto e di principio in prima linea

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato un accordo firmato il 17 dicembre in Marocco che istituisce un Consiglio di Presidenza incaricato di creare un governo in 30 giorni, stabilizzare il paese e ristabilire Tripoli come capitale.Tra i Paesi firmatari c'è anche l'Italia, Paese in prima linea di fatto e, molto probabilmente, anche per principio, considerato quanto riportato da l'Unità a proposito del fatto che tale missione potrebbe essere comandata dal generale italiano Paolo Serra (da novembre già  senior advisor del nuovo Rappresentante Speciale dell'Onu Martin Kobler circa le questioni di sicurezza a proposito del dialogo in Libia). Tra i dati maggiormente rilevanti di questa ambiziosa operazione la cronaca riporta la partecipazione dell'Italia a eventuali bombardamenti aerei e l'invio di 4000 soldati.

L'Italia parteciperà ai bombardamenti

Il 24 dicembre blitzquotidiano riporta un articolo intitolato "Italia sta per bombardare Isis in Libia", sullo sfondo c'è anche qui l'accordo firmato il 17 dicembre a Skhirat insieme al comunicato prodotto dalla Conferenza di Roma del 13 dicembre, più l'interessante particolare riportato da Paolo Mastrolilli su La Stampa a proposito delle dichiarazioni dell'ambasciatore libico all'Onu Ibrahim Dabbashi. L'ambasciatore ha dichiarato il fatto che Italia, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti attualmente progettano bombardamenti aerei contro le basi dell'Isis a Sirte. A dare il via ai bombardamenti non sarà una decisione puramente militare, bensì il raggiungimento di "determinate condizioni politiche".

Invio di 4000 soldati italiani in Libia

La missione prevede l'invio di un numero minimo di soldati pari a 5000 di cui un quinto saranno britannici.

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Si tratta di operazioni Onu definite come "peace-keeping" e "institution building". In altre parole, ciò che si sta organizzando non è un vero e proprio faccia a faccia con i miliziani dell'Isis, bensì la messa in sicurezza di obiettivi strategici come il porto di Tripoli, le principali vie di comunicazione, gli aeroporti e gli impianti petroliferi. L'invio di militari presso i siti archeologici di Sabrata e i campi d'addestramento dei miliziani dell'Isis al momento rimangono semplici ipotesi.