Contemporaneamente ai lavori portati avanti in queste ore dai 18 Paesi della coalizione anti-Isis per combattere l'avanzata del califfato nero in Libia, una nuova minaccia terrorizza l'Occidente. Questa volta il pericolo arriva dall'Albania, territorio ancora più vicino e meglio collegato all'Italia rispetto alla Libia.

L'ufficio di collocamento del terrore

Tirana, la capitale dell'Albania, sta attirando l'attenzione a causa di una situazione che l'intelligence ha definito pericolosa e in via di sviluppo. In breve, l'Albania starebbe divendo un vero e proprio ufficio di collocamento per i futuri jihadisti, porta d'ingresso per la guerra santa in Europa.

Attualmente sarebbero già mille i volontari arruolatisi nelle file dell'Isis attraverso la porta albanese, alcuni destinati in Siria e Iraq, altri in Libia.

Ad allarmare la NATO, gli Stati Uniti, la Russia, l'Unione Europea (e in particolar modo l'Italia) sarebbe l'estrema facilità e attrazione che tale "ufficio di collocamento" starebbe esercitando. Prima di tutto, l'appello è rivolto ai giovani. La posta in gioco è uno stipendio di 2000 euro con un contratto a tempo determinato. I requisiti sono solo due: audacia e una buona conoscenza della lingua italiana. I paesi della coalizione anti-Isis vivono in queste ore grande apprensione in merito a tutto ciò, specialmente considerando il fatto che gran parte degli albanesi conoscono molto bene l'italiano, leggono giornali italiani e, per dirla con Antonio Ferrari del Corriere: "guardano il Festival di Sanremo anche più di noi".

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Paura per l'Italia

In queste ore, un breve video reportage divulgato dallo stesso Ferrari sul sito del Corriere evidenzia come l'elevata pericolosità della situazione albanese per l'Italia dipenda anche dal fatto che in Italia esistono già importanti basi ad Ancona e Brescia per il transito di potenziali jihadisti. Ad essere ricordato da Ferrari è anche un angosciante accostamento andato in onda sul Tg1 a proposito della relazione tra Italia e Albania, relazione presentata come simile a quella che c'è stata tra Francia e Belgio a proposito degli ultimi attacchi a Parigi.