Il 27 dicembre abbiamo trattato dei preparativi in corso circa l'ipotesi (oramai più che concreta) di invio di 4000 soldati italiani in Libia (truppe di terra a Tripoli) e la partecipazione ai bombardamenti (principalmente su Sirte).

L'italia parteciperà a quelle che saranno le operazioni di "peace-keeping" e "institution building" dell'Onu in Libia. Il ruolo militare dell'Italia non consisterà in un diretto scontro con l'Isis quanto piuttosto nella difesa di punti nevralgici (porto di Tripoli, strade principali, aeroporti, impianti petroliferi) in vista di quella che sarà l'istituzione del "governo libico di unità".

Appuntamento martedì 19 gennaio

L'Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) in queste ore ha reso noto il fatto che la presentazione del governo libico di unità nazionale, prevista per il 17/01/2016, è slittata di 48 ore.

Martedì 19 i rappresentanti dei 18 Paesi sostenitori del nuovo governo saranno a Roma per un incontro politico tra i diversi direttori. L'appuntamento successivo è fissato alla Farnesina, quando avverrà un incontro tra Usa, Russia, Unione Europea, Inghilterra, Cina, Spagna e altri Paesi come Egitto, Algeria, Ciad, Emirati Arabi, Nigeria, Marocco, Turchia, Qatar e Tunisia. L'invio dei 4000 soldati italiani sul suolo libico e la partecipazione ai bombardamenti potrà avere inizio solo a seguito del raggiungimento di particolari equilibri politici da definirsi entro e non oltre i due principali appuntamenti del 19 gennaio e di metà dicembre.

Dal 27 dicembre ad oggi

Dal 27 dicembre ad oggi le condizioni in Libia in termini di sicurezza sono peggiorate. Lo Stato Maggiore della Difesa ha perciò deciso di disporre quattro cacciabombardieri nella base di Trapani Brugi (aerei per il momento non armati, utili alle sole operazioni di ricognizione).

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Per quanto riguarda invece l'invio di truppe di terra, il Regno Unito ha chiesto in queste ore un maggiore impegno all'Italia affermando direttamente che se l'Italia non invierà tra i 5000 e i 6000 soldati, il Regno Unito non parteciperà. Ulteriori difficoltà vengono dal presidente del Parlamento di Tripoli il quale ha affermato che "Nessuno sulla Terra può forzarci a firmare l'accordo".