Massima pena per Carlo Lissi, l'autore dell'omicidio di Motta Visconti. Si è appena concluso il processo, con il quale è stato condannato all'ergastolo Carlo Lissi, 34 anni. La sentenza del Gup di Pavia prevedeva anche tre anni di isolamento diurno, esclusi poi a causa del rito abbreviato. Il giudice ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro a favore della madre della vittima, Giuseppina Redaelli, e di 50mila euro al fratello Fulvio Omes. 

Un triplice omicidio quello di Motta Visconti. La sera del 14 giugno del 2014, durante la partita partita Italia-Inghilterra, Carlo Lissi uccise la moglie a coltellate insieme ai suoi due bimbi che dormivano al piano di sopra.

Subito dopo, per crearsi un alibi, mise a soqquadro la casa, simulando un furto. Dopo una doccia veloce, si recò a casa di amici per vedere la partita. Al suo ritorno a casa, chiamò la polizia per denunciare una rapina con omicidio nella sua villetta. Una messa in scena che non funzionò, in quanto tutto ciò non fece altro che incriminarlo.

Il movente è un amore non ricambiato. Lissi pare si fosse innamorato di una sua collega di lavoro. La donna, a quanto pare però, lo respinse più volte. Il delitto venne consumato il giorno in cui, per l'ennesima volta, la donna rifiutò delle sue avance. Convinto di essere stato allontanato dalla collega a causa della sua famiglia, decise di liberarsene sterminandola. “Avevo tanti pensieri, ma il mio fine era lei, avrei sopportato anche di restare solo pur di attenderla" - confessa Lissi durante un interrogatorio - "Pensavo a lei ogni momento.

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Siete mai stati innamorati alla follia?“.

Soddisfazione per la famiglia della vittima a causa della sentenza. "Siamo soddisfatti per questa pagina della giustizia italiana "commenta Giuseppina Raedelli - ."la nostra famiglia ha ottenuto giustizia. Lui è stato malvagio con chi gli voleva bene". Diversa, invece, la reazione dell'avvocato Corrado Limentani, la difesa di Claudio Lissi. "La perizia psichiatrica era errata, grazie alle attenuanti otterremo il ricorso in appello".