Il killer agisce con precisione chirurgica sapendo che Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, andrà a messa con la famiglia e quindi sarà un bersaglio facile: l'azione è fulminea, il killer esplode 4 colpi di pistola e si allontana, ma subito dopo torna indietro e scarica altri 4 colpi sull'agonizzante Mattarella che muore tra le braccia della moglie Irma e del fratello Sergio, l'attuale Presidente della Repubblica.

Le indagini sulla morte di Mattarella si concentrano soprattutto sulle attività di Piersanti come politico ed amministratore, lo stesso amministratore che rimuove assessori discutibili ed il politico che ha una visione non legata alla gestione del potere finalizzata a se stessa.

Un vero delitto di mafia insomma, anche se c'è chi sostiene, come Leonardo Sciascia, che ci sia qualcosa oltre a 'Cosa Nostra', qualcosa di occulto: "L'assassinio davanti ai parenti ed ai familiari non rientra nel sentiero della mafia", un sospetto che prende forma anche dal Cardinale Salvatore Pappalardo durante la cerimonia funebre: "Una cosa sembra emergere sicura, ovvero l'impossibilità che il delitto sia attribuibile solo alla matrice mafiosa; ci devono essere anche altre forze occulte".

Per definirlo bastano quattri semplici parole: "una persona per bene", le stesse parole che descrivono la persona di Piersanti Mattarella che aveva come punti di riferimento De Gasperi, La Pia e molti altri, che facevano cose normali e per questo rivoluzionarie, come ad esempio presenta i bilanci dei tempi prescritti dalla legge senza rinvii e senza emendamenti compiacenti ai vari centri di potere reale.

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Una politica la sua che scardina tante, troppe consolidate pratiche di gestione del potere ed anche per questo fu ucciso, partono le indagini affidate ad un giovane magistrato ovvero l'attuale Presidente del Senato Piero Grasso che in una vecchia intervista descrive così Mattarella: "Ha compiuto il suo mandato dando alla regione siciliana un apparato burocratico che effettivamente fosse efficiente e che portasse all'esecuzione le varie leggi che erano state deliberate dal Parlamento". 

Le altre stragi di quei tristi anni '80

Una feroce stagione di sangue quella degli anni '80 dove risulta inquietante la scansione dei delitti: prima di Mattarella, nel perimetro di poche centinaia di metri quadrati, venne ucciso il capo della squadra mobile Giuliano; poco più lontano Terranova, un magistrato che della lotta alla mafia ne ha fatto la sua missione; 500 metri più in là massacrano il segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina, mentre poco prima è toccato a Mario Francese, un giornalista che la mafia vide come fumo negli occhi.

Poi toccò a Costa (un altro magistrato) ed il segretario del P.C.I. siciliano La Torre. Un elenco di martiri che non finisce più: politici, magistrati, giornalisti, carabinieri e poliziotti.

Tanti ancora gli aspetti non chiari di quel delitto

Giudiziariamente parlando per il delitto Mattarella sono condannati all'ergastolo Totò Riina (considerato il capo dell'organizzazione dal 1982), Bernando Brusca (alleato da sempre con i corleonesi di Liggio), Bernando Provenzano (detto Binnu u' Tratturi e valutato come il capo della famiglia dal 1993) ed altri boss di 'Cosa Nostra'. Ma a 36 anni da quell'omicidio sono ancora tante le zone d'ombra, le convivenze, i silenzi e le indifferenze.