Secondo un rapporto stilato da Nomisma, in collaborazione con Federcasa, l’edilizia residenziale non riesce più a coprire i fabbisogni delle persone. Le stime prodotte dalla ricerca, parlano chiaro: sono troppo poche le famiglie che stanno usufruendo di alloggi pubblici. E le restanti  si trovano in una situazione di disagio poiché non riescono a sostenere il peso economico dei pagamenti (canoni di affitto) delle abitazioni in cui vivono. 

In forte disagio 1,7 milioni di persone

Quello della casa è decisamente un tema delicato ed oggetto - negli ultimi tempi - di accesi dibattiti politici, anche perché i dati confermano una situazione a dir poco inquietante.

Secondo Nomisma, infatti, chi non usufruisce dell’edilizia residenziale pubblica si trova in una situazione di forte disagio sociale. E le persone coinvolte nel nostro Paese da questo fenomeno (nel 2014) sarebbero ben 1,7 milioni. Molte famiglie che devono pagare l’affitto, destinano più del 30% dello stipendio per il canone e in taluni periodi dell’anno, soprattutto quando si “sfora” con le altre spese, incorrono in situazioni di grave morosità. La ricerca non fa una distinzione di zone geografiche, la situazione è omogenea e ben divisa in tutto il territorio nazionale, l’unico dato comune, è che il fenomeno risulta più accentuato nelle city cittadine, meno nelle zone rurali.

Dovrebbe intervenire il Governo con una riforma

Il mattone pubblico, o meglio, gli edifici costruiti dagli Enti locali per favorire le perone meno abbienti, a quanto pare, non sono sufficienti.

I migliori video del giorno

I nuclei familiari che usufruiscono di canoni di edilizia popolare sarebbero (sempre secondo la ricerca di Nomisma) poco più di 700.000. Dato che rappresenta solo un terzo delle persone che si trovano in situazioni critiche. E inutile dire che l’indagine ha individuato quali fasce più deboli le famiglie di anziani. Più alta è l’età media del nucleo familiare e più ci si trova con un reddito basso. La ricerca ha calcolato che il 44,4% ha un reddito che si aggira intorno ai diecimila euro. La situazione di disagio è anche favorita dal fatto che i fruitori dell’edilizia residenziale pubblica restano a lungo in tali alloggi, dai 20 ai 30 anni e questa mancanza di “ricambio”, ovviamente, non favorisce i più “deboli”, economicamente parlando. Secondo Luca Dondi, direttore di Nomisma, solo una forte azione riformatrice del Governo potrebbe risolvere il problema.