Si sono sprecati fiumi di parole in questi giorni per la decisione, di cui il responsabile non è ancora chiaro o, perlomeno, svelato, di coprire le statue "nude" ai Musei Capitolini, al passaggio del presidente iraniano Hassan Rohani.

Le critiche

C'è chi ha parlato di assurdità, chi, come il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, l'ha definita "una scelta incomprensibile", chi come il senatore Gasparri lo ha etichettato come "un gesto di prostituzione culturale" verso un uomo che nel suo paese è responsabile della pena di morte legale e di moltissimi abusi; c'è stato chi ha creato vignette, fumetti, meme. Giorgia Meloni si interrogava su un possibile scatolone che avrebbe dovuto contenere la Basilica di San Pietro al passaggio dell'emiro del Qatar e la notizia è sbarcata anche all'estero, dove il Guardian ha ripreso l'evento in modo ironico.

La posizione di Sgarbi

Sgarbi non sarebbe mai potuto rimanere in silenzio dinanzi un accadimento del genere. E così ha espresso il suo parere, da critico d'arte, storico e uomo di cultura, oltre che da persona comune con un cervello pensante. Ha parlato di "abisso culturale", di "ridicolo", ricordando, tra l'altro, che la cultura persiana è più antica della nostra, e che se i persiani stessi non coprono le statue a Persepoli, le loro meravigliose rovine, non c'è motivo per il quale noi dovremmo coprire le nostre.

Rohani non è Bin Laeden - ammonisce il critico d'arte - confondere due culture così diverse in questa maniera è da capre ignoranti. Tra l'altro il presidente iraniano potrebbe aver pensato che ci fossero lavori in corso e non che fosse un gesto di "benvenuto" - conclude.

La verità è che Rohani poi, mentre l'Italia veniva presa come zimbello d'Europa da tutto il mondo, ha rilasciato una dichiarazione, in conferenza stampa, dicendosi contento di aver ricevuto una così grande ospitalità dagli italiani, pronti a fare qualunque cosa pur di far sentire gli ospiti a proprio agio. Intanto è polemica in tutta Italia per quanto avvenuto e le responsabilità continuano ad essere rimbalzate qui e là come una pallina da ping-pong impazzita che tenta in tutti i modi di confondere l'avversario.

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