Nell'ultima puntata del noto programma Mediaset Quarto Grado, i conduttori Alessandra Viero e Gianluigi Nuzzi hanno parlato del misterioso caso di omicidio di Lidia Macchi (20 anni al momento della morte). La ragazza fu brutalmente uccisa nel 1987 a Varese dopo essere stata barbaramente violentata. Era una studentessa universitaria e molto credente. A quasi 30 anni dal delitto, le forze dell'ordine hanno arrestato un uomo, Stefano Binda (48 anni) un laureato in Lettere, disoccupato e dipendente dall'eroina. Per l'accusa il Binda è l'assassino della Macchi. Ad incastrarlo sarebbe una missiva spedita ai genitori della giovane qualche tempo dopo il delitto.

Tale lettera, dal contenuto mistico e delirante, avrebbe una calligrafia identica a quella di Binda.

Il caso Macchi

Quarto Grado ha provveduto a fare un excursus sul caso di Lidia Macchi, dall'inizio fino ai recenti aggiornamenti. Erano le 19:15 del 5 Gennaio 1987, Lidia si trovava presso l'ospedale di Cittiglio, per incontrare l'amica del cuore, Paola. Tale visita era stata decisa nel pomeriggio dopo che la giovane ricevette due telefonate misteriose. La Macchi, che era sola a casa con la nonna, rispose al telefono alle 15:30 ed alle 16:30. La 20enne si vestì frettolosamente ed uscì, dirigendosi presso la stazione di Casbeno, il suo paese. Una donna descrisse l'abbigliamento di Lidia quel giorno: indossava, di preciso, un montone scamosciato e jeans chiari. Perchè Lidia era andata alla stazione quel pomeriggio? Secondo ciò che disse la madre, doveva controllare gli orari del treno per Cittiglio, tuttavia la sera non risultava esserci un convoglio di ritorno. La ragazza chiese dunque ai genitori di usare la Panda di famiglia e 10000 lire per il carburante.

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Carburante che Lidia però non mise mai.

La giovane studentessa universitaria quel giorno era di cattivo umore, probabilmente a causa del mal di stomaco, come raccontò il padre. La Macchi uscì senza truccarsi, nè indossare le lenti a contatto. Non pensava certo di andare ad un incontro sentimentale. Alle 20:00, una donna ricoverata all'ospedale di Cittiglio, vide tale scena: l'entrata nel parcheggio di un'auto di grossa cilindrata. Dalla vettura non scese nessuno e poco dopo i fari del veicolo si spensero. Secondo la Procura, a bordo di quell'auto vi era Stefano Binda, proprietario all'epoca di una grossa auto bianca, una Fiat 131. La testimone vide poi una Panda verde che accostò accanto  all'auto bianca, per poi ripartire. Per l'accusa fu proprio in qual momento che Stefano lasciò la sua auto nel parcheggio. In seguito, l'uomo misterioso salì nell'auto di Lidia. Sempre secondo la Procura fu lui a portarla presso la strada sterrata limitrofa ad un boschetto, dove poi si sarebbe consumata la tragedia.