Nell'ultima puntata del noto programma Mediaset Quarto Grado, i conduttori Alessandra Viero e Gianluigi Nuzzi sono tornati a parlare del caso di Lidia Macchi, la 20enne uccisa a Varese nel 1987 dopo essere stata violentata dal suo stesso killer. Il presunto assassino della giovane è Stefano Binda (49 anni). L'uomo, laureato in lettere e disoccupato, è un eroinomane ed è risultato pericoloso agli inquirenti. Il Binda continua a professarsi innocente e ad avvalersi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori. Al momento è in stato di arresto.

L'intervista alla madre di Lidia

Un'inviata di Quarto Grado ha avuto modo di conferire telefonicamente con Paola Macchi, la madre di Lidia, e di farle qualche domanda circa la situazione di Binda e del suo avvalersi della facoltà di non rispondere.

Se l'uomo, accusato dell'omicidio della Macchi, continuerà a non rispondere a molte delle domande da parte degli inquirenti, bisognerà purtroppo effettuare la riesumazione del corpo della giovane. La madre di Lidia è senza parole, pensava che Binda parlasse e che dicesse qualcosa di utile circa l'omicidio della figlia. "Volevo evitare la riesumazione, perchè per noi è un grande dolore" ha detto la signora Macchi. A Paola è stato poi ricordato di un racconto di Lidia riguardante un ragazzo, un conoscente della giovane, che era solito girare con un coltello. Paola ha dichiarato di non aver memorizzato il nome di costui, ma di ricordarsi di tale episodio. Il discorso poi è passato ad una lettera scritta dalla ragazza riguardo un suo amore segreto, è stato chiesto alla signora Macchi se sapesse qualcosa di particolare al riguardo.

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La donna ha affermato che all'epoca, sua figlia era innamorata di un certo Angelo, che ora vivrebbe a New York, ma non ha saputo dire altro. Tornando al discorso Binda, la madre di Lidia ha dichiarato di non conoscere bene l'uomo e di averlo visto pochissime volte in 30 anni. Secondo le ipotesi degli inquirenti, l'assassino di Lidia avrebbe prima violentato la giovane, uccidendola subito dopo come punizione per averlo "adescato". Un assassinio scaturito da un delirio religioso dunque?