A distanza di oltre otto anni dall'omicidio a Perugia della studentessa inglese Meredith Kercher, ora Raffaele Sollecito presenta il conto. Lo ha fatto chiedendo soldi allo Stato. Per questo fatto di sangue, che ha assunto una rilevanza mediatica che è andata ben oltre i confini nazionali, il giovane ingegnere pugliese è stato infatti detenuto in carcere dal 6 novembre del 2007 (una settimana dopo la tragedia) al 4 ottobre del 2011, per poi venir definitivamente assolto lo scorso 7 settembre dalla Cassazione.
Già depositata la richiesta di risarcimento
Ora, per quella che alla luce dell'esito processuale è stata effettivamente una "ingiusta detenzione", Sollecito ha chiesto allo Stato italiano la somma 516 mila euro a titolo di risarcimento. La richiesta è stata depositata dai suoi legali, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, alla Corte d'appello di Firenze. Sin dal giorno successivo all'omicidio, Sollecito si era proclamato estraneo, ribadendo poi la propria innocenza ad ogni udienza processuale a cui aveva preso parte. Lo stessa cosa ribadita sistematicamente da Amanda Knox, pure lei detenuta ingiustamente ed assolta attraverso la stessa sentenza della Cassazione. A breve appare quindi scontato che arriverà una richiesta di risarcimento anche da parte della studentessa americana.
L'omicidio di Perugia di nuovo alla ribalta dopo l'intervista di Rudy Guede
Tra l'altro, l'intera vicenda è tornata prepotentemente alla ribalta in questi ultimi giorni, con Raffaele Sollecito che si è sentito diffamato anche da quanto ha ribadito la scorsa settimana lo stesso Rudy Guede a “Storie Maledette”, il programma Rai condotto da Franca Leosini. Nel corso dell'intervista, infatti, il giovane ivoriano non ha avuto infatti esitazioni, pur di fronte alla verità della sentenza, nel coinvolgere gli stessi Raffaele Sollecito ed Amanda Knox. In proposito, proprio lo stesso avvocato Giulia Bongiorno, ha annunciato che il proprio assistuito chiederà un risarcimento. Ci si auspica che quanto prima si possa mettere la parola fine a questo fatto, in un'Umbria dove la cronaca non riesce a trovare pace, essendo ancora provata dalla tragica morte di Anna Maria Cenciarini, la mamma di Città di Castello per il cui omicidio è in prigione il figlio Federico Bigotti, rinchiuso nel carcere psichiatrico di Piacenza.