Una serie di violente esplosioni ha scosso la città di Giacarta, lo scenario è ormai noto alle cronache e le modalità dell'attentato molto simili a quelle dei recenti attentati di Parigi. Ad essere colpita questa volta però non è una capitale europea, ma una città situata letteralmente all'altro capo del mondo, si tratta ancora di una capitale, questa volta asiatica. L'Indonesia, oggi una repubblica democratica presidenziale, è stata per lungo tempo e in età coloniale un possedimento olandese, e ancora oggi l'influenza europea è molto sentita nel Paese.

Si tratta di uno dei Paesi più occidentalizzati, almeno nelle grandi metropoli, di tutta l'Asia meridionale, e questa peculiarità l'ha posta in passato nel mirino di possibili attentati.

Già nel 2002 una delle città turistiche più importanti fu scossa da un violento attentato, all'epoca fu colpita l'isola di Bali con un attentato che produsse circa duecento vittime ed oltre trecento feriti, per la maggior parte turisti. 

Al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali per i recenti attentati a Giacarta, ma la pianificazione è molto simile a quella degli attentati di Parigi: una serie di esplosioni in aree diverse della città e raid armati nei pressi di alcuni luoghi simbolo della città, o che comunque avessero una loro importanza sul piano geopolitico, unita alla diffusione di un messaggio dello Stato islamico, poche ore prima delle esplosioni, nel quale si avvertiva che "vi sarebbe stato un concerto in Indonesia e che sarebbe finito sulle prime pagine" che non lasciava molti dubbi su chi possa essere il mandante.

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Questo modus operandi inizia a mostrare la strategia dell'IS i cui attacchi, è ormai evidente, hanno come obiettivo i media più che le vittime effettive. Si tratta di attacchi strategici pianificati per riscuotere un grande eco mediatico, con forti ripercussioni sulla vita quotidiana, indipendentemente dal numero di vittime. In questo senso una delle esplosioni, verificatasi non lontano da uno Starbuks, sebbene non abbia provocato vittime, ha prodotto la chiusura fino a nuovo ordine di tutti li esercizi della catena americana.