Il governo di Mosca ha confermato che i tre terroristi di nazionalità russa arrestati dopo l'attentato a piazza Sultanahmet a Istanbul, erano in effetti tra i nomi segnalati dall'intelligence della Federazione. Lo ha confermato un portavoce del governo russo all'agenzia Tass: esistono per l'appunto informazioni relative a questi soggetti considerati appartenenti a movimenti terroristici internazionali.

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I tre arrestati, come conferma una fonte vicina al Ministero degli Esteri, non hanno voluto avere nessun contatto con le ambasciate e le delegazioni consolari russe in Turchia. La notizia conferma quindi quanto anticipato dalla agenzia di informazione turca Dogan che per prima aveva indicato la presenza di tre russi tra i quasi 70 arresti effettuati dalla polizia turca all'indomani della strage dello scorso 10 gennaio.

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Germania e Turchia: maggiori rapporti di intelligence

Per la morte di numerosi turisti tedeschi, la Germania è scesa in campo direttamente con il Ministro degli Interni, Thomas de Maiziere che, pur avendo evidenziato che non ci sono prove che l'attacco fosse specificamente diretto contro cittadini tedeschi, ha preannunciato che sarà presto in Turchia per incontrare il Ministro degli Interni Efkan Ala proprio in relazione a quanto avvenuto. L'attentatore, riconosciuto attraverso l'analisi delle impronte digitali, era entrato in Turchia come "rifugiato politico" siriano.

Per questo motivo il suo nome non era segnalato in nessuna "watch list" (lista da attenzionare) dei servizi segreti turchi. Secondo il Ministero degli Interni turco, nel Paese sono stati già arrestati più di 3.300 sospetti di attività terroristiche direttamente legati con lo stato islamico e non meno di 200 nella sola settimana che ha preceduto questo attacco.

Le passate frizioni tra i due Paesi

La conferma che i tre russi arrestati sono effettivamente noti alle forze di sicurezza della Federazione, limita le frizioni che tra Turchia e Russia sono ben evidenti, specie dopo l'abbattimento di un areo militare russo il 24 novembre scorso per uno sconfinamento dello stesso aeromobile nel perimetro turco. La Federazione Russa ha in effetti un grosso problema con il terrorismo islamista, dovuto alla presenza di numeroso comunità musulmane all'interno del territorio nazionale, come nel caso del Daghestan.

Anzi, proprio la minaccia del fondamentalismo islamico è stata una delle motivazioni che spinse il Presidente Putin ad avviare la campagna contro l'Isis. Le operazioni aeree e navali dell'esercito hanno effettivamente portato allo smembramento di molti dei nodi centrali dello Stato Islamico. Russia e Turchia, oggi impegnate in guerra contro il califfato, però, non combattono sostanzialmente sullo stesso fronte, essendo la Turchia più interessata a destabilizzare la Siria per cacciare il presidente Assad, per questioni di opportunità religiosa ed equilibri nella regione, mentre il russi sono assolutamente propensi a mantenere al potere quello che è stato sempre un fedele alleato. 

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