Vanessa Di Naro, la vicina di casa di Veronica Panarello della quale si parla tanto in questi giorni, non ci sta a passare per quella utilizzata, lei dice strumentalizzata, per alimentare i sospetti su Andrea Stival. La signora Di Naro, ha rilasciato una intervista per un giornale locale, sostenendo di sentirsi infangata, di non aver mai detto le frasi che la stampa le attribuisce. “Mi hanno messo in bocca cose incredibili – ha dichiarato la Di Naro- smentendo quanto venuto fuori dalle intercettazioni del gennaio 2015 quando la dona avrebbe detto di pensare che Andrea Stival e Veronica Panarello fossero marito e moglie.

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Mi sono confusa – ha detto la donna – dicendo che Andrea fosse spesso a casa di Veronica non significa che intendevo dire che ci fosse una relazione tra i due. Vanessa Di Naro poi parla di Andrea Stival come di un nonno premuroso e affettuoso nei confronti di Loris, veniva spesso a prenderlo e lo accompagnava a taekwondo. Del fatto che pensavo che  Andrea e Veronica fossero marito e moglie un giorno l’ho detto anche a Veronica, ci incrociammo nelle scale e glielo dissi.

Andrea brava persona

Stanno infangato un uomo utilizzando delle intercettazione, tutto questo per me è banale.

Nessuno si è rivolto a me per chiedermi dei chiarimenti. Hanno solo voluto parlare dichiarazioni sensazionali. Ma vogliamo scherzare? Si può sbattere il nome e il cognome di una persona sulla stampa in questo modo? Con le mie parole hanno costruito una tesi accusatoria. Personalmente  non ho nulla contro il nonno di Loris, alcune volte  abbiamo pure parlato e credo sia una brava persona. Parla così Vanessa Di Naro che adesso non ci sta più, le sue frasi sono finite su tutti i giornali e lei si sente troppo piccola di fronte a questa risonanza mediatica imponente.

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Stando sempre a quanto riportato dal quotidiano online Santacroceweb, pare che la donna stia valutando l’idea di intraprendere azioni legali perché – ha detto- c’è il rischio – fra una settimana o due – che altre dichiarazioni vengano riportate fuori dal giusto contesto. Non si può giocare con la vita delle persone”.