L'Unione Europea ha chiuso la via della Grecia. Da oggi prendono il via le procedure per il ritorno in Turchia di tutti i migranti irregolari che hanno intrapreso il "viaggio della speranza" verso il Paese ellenico. Questo, in buona sostanza, è previsto dall'accordo raggiunto tra i 28 governi comunitari ed il governo turco. Da un lato si punta ad allentare la pressione sulla Grecia che ha visto giungere sulle proprie coste, negli ultimi sei mesi, qualcosa come un milione di persone. In gran parte rifugiati, provenienti dalla Siria o dall'Iraq, ma non solo.

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Dall'altro si cerca di porre un freno alle molteplici tragedie del mare. Basterà per risolvere il problema migranti? Ovviamente no, ma viene considerato "un buon inizio". Ci si augura però che i protagonisti dell'accordo non abbiano sottovalutato la possibilità che, serrati i cancelli della Grecia, il flusso cambi direzione e, in tal senso, il Paese maggiormente a rischio è l'Italia.

Le due porte d'accesso all'Italia

Tra la fine dell'anno scorso ed i primi mesi del 2016, la maggior parte dei migranti arrivati in Grecia ha cercato di raggiungere la Germania o l'Austria passando per la Serbia, la Croazia e, in particolare, la Macedonia.

Quest'ultima ha chiuso le frontiere con la Grecia rendendo di fatto impossibile l'attraversamento dei confini. La via alternativa a questo punto diventa l'Albania che, come già accaduto negli anni '90 durante le guerre balcaniche, potrebbe diventare una testa di ponte per raggiungere l'Italia passando per lo stretto di Otranto. Eventuali migranti soccorsi dalla guardia costiera, se considerati "rifugiati" non sarebbero rimpatriati ed è un aspetto che di certo potrebbe incoraggiare nuovi flussi. Quella orientale non è l'unica falla, un'altra potrebbe presto riaprirsi a sud e riguarda il Canale di Sicilia. Non è difficile, infatti, prevedere una nuova ondata di rifugiati dinanzi all'intensificarsi delle operazioni militari in Libia.

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La questione libica è politicamente più complessa

Secondo le stime delle Nazioni Unite, sono stati oltre 150 mila i migranti che hanno attraversato il Mediterraneo e sono giunti in Italia durante il 2015. Il periodo di maggiore afflusso è compreso tra aprile e settembre, il bel tempo ovviamente pone meno ostacoli alle traversate con piccole imbarcazioni. I Paesi di provenienza sono stati, per lo più, quelli dell'Africa centro-settentrionale: Nigeria, Guinea, Senegal, Gambia, Somalia ed Eritrea.

I cittadini di queste nazioni hanno ovviamente meno possibilità di usufruire dello status di "rifugiati politici" ma per loro è facile superare i confini libici e, purtroppo, diventare oggetto di vere e proprie tratte di esseri umani da parte di organizzazioni criminali che hanno in Libia la propria base operativa. Un nuovo fenomeno di migrazione di massa sarebbe politicamente molto più delicato da affrontare. Il Paese nordafricano è in attesa di un governo stabile ed unitario ed a differenza di quanto accaduto per la Grecia, dove la questione migranti è stata discussa con il governo turco, in questo caso l'Unione Europea non avrebbe nessuna controparte con cui trattare.

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Mogherini: 'Quasi mezzo milione di migranti in arrivo dalla Libia'

Sarebbero oltre 450 mila i migranti pronti a partire dalle coste libiche per raggiungere l'Europa e le destinazioni possibili sono Malta, la Spagna ed, ovviamente, l'Italia. L'allarme è stato lanciato dall'Alto Rappresentante per la Politica estera europea, Federica Mogherini, che ha inviato il proprio resoconto ai ministri degli esteri dell'UE. Il prossimo 18 aprile i ministri degli esteri e della difesa dei Paesi interessati si riuniranno in Lussemburgo per affrontare la "questione Libia". La paura che l'Italia possa diventare una nuova Grecia è forte. La speranza è che il governo Renzi non si ritrovi da solo ad affrontare il problema.