L'Italia in guerra contro l'Isis? Sulla carta la missione del contingente italiano in Libia avrebbe ben altri scopi ma di fatto la morte di due dei quattro ostaggi italiani nelle mani dei jihadisti, Fausto Piano e Salvatore Failla, ha determinato una brusca accelerazione della questione libica, a questo punto non più rinviabile.

Pronti cinquemila uomini

La presenza delle truppe italiane sul suolo libico potrebbe essere di oltre 5.000 unità.

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In realtà non esistono ancora numeri ufficiali relativi al contigenti stranieri che partiranno per il Paese nordafricano ma, se sarà fatta espressa richiesta dal costituendo governo di unità nazionale, si ritiene possano essere piuttosto folti. L'operazione in tal caso sarebbe a lungo termine, sarebbe infatti necessario garantire la sicurezza di civili ed infrastrutture oltre che addestrare il nuovo esercito unitario locale. Il primo contingente italiano potrebbe arrivare in Libia entro dieci giorni. A comandare l'operazione sarà il comando mobile della divisione Aqui.

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Guerra di servizi segreti

Se le truppe inviate in Libia avranno essenzialmente il compito di garantire la sicurezza in un momento delicato, non si può dire la stessa cosa di gruppi scelti come il Gis dei carabinieri, il 17esimo Stormo dell'aeronautica militare, il Comsubin della marina ed il Col Moschin dell'esercito. Potrebero infatti partecipare non tanto ad una guerra aperta contro le milizie del califfato presenti in Libia ma ad azioni di disturbo dietro le linee nemiche.

Una guerra non ufficiale, coordinata dai servizi segreti, in collaborazione con altre forze speciale statunitensi, francesi e britanniche che si trovano già sul posto. Questi interventi, che finirebbero per contrastare l'Isis con metodi del tutto simili a quelli utilizzati dai jiahdisti, dovrebbero spianare la strada alla guerra ufficiale che sarà combattuta dall'esercito predisposto dal nuovo governo del Paese. 

Rischio attentati

Inutile negare che l'eventuale partecipazione diretta ad operazioni militari anti-Isis, se non all'interpretazione di un ruolo-guida della coalizione internazionale, pone il nostro Paese tra gli obiettivi sensibili per eventuali ritorsioni.

L'allarme in proposito è stato già lanciato dai servizi segreti che hanno parlato di possibili infiltrazioni di miliziani jiahdisti tra i profughi che arrivano nel nostro Paese dalle regioni balcaniche. Secondo le intelligence non sarebbe da sottovalutare nemmeno la minaccia dei "foreign fighters", fenomeno che, per quanto contenuto in Italia rispetto ad altre nazioni, sarebbe in crescita. Il ritorno in Patria dei combattenti stranieri unicamente per scopi terroristici sarebbe una delle strategie, ovviamente non confermate, da parte del califfato.

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Il quale, impegnato su due fronti (Libia e Siria, in quest'ultimo è in chiara difficoltà), potrebbe affidare una risposta ad eventuali attentati come quello ormai tristemente famoso di Parigi, vista l'impossibilità di rovesciare le proprie sorti su un campo di battaglia. 

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