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Furono sparati 28 colpi. Era il 3 gennaio 2016 e ora arriva il fermo per un 26enne già noto alle forze dell'ordine di Gioia Tauro (RG). Sono state le indagini avviate e gli accertamenti del Ris di Messina a permettere di raccogliere degli importanti dati a carico dell'uomo già implicato in fatti di possesso e uso di arma da fuoco e danneggiamento. Gioia Tauro non è nuova a questi episodi. Proprio nell'aprile 2013 erano stati fatti esplodere 40 colpi di kalashnikov contro il capannone di una azienda appartenete al gruppo Di Masi.

Il kalashnikov utilizzato conferma ancora una volta l'alta ricerca dell'arma sui mercati clandestini per la loro potenza, oltre che per facilità di manutenzione, uso e un prezzo favorevole.

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Vediamo nel dettaglio il lavoro effettuato dai Carabinieri fino ad arrivare all'arresto, oltre alle indagini eseguite in questi mesi dal coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Colpi di kalashnikov su un cancello

Non è ancora chiaro il movente e le motivazioni che hanno indotto il giovane 26enne Giuseppe Pataffio a sparare 28 colpi di kalashnikov tipo Kalashnikov ak-47, calibro 7,62 X 39, classico munizionamento di questa tipologia di arma da fuoco, su un cancello di una abitazione privata nel centro di Gioia Tauro nella sera del 3 gennaio scorso verso le ore 22:00. Giuseppe Pataffio aveva noleggiato un'auto e proprio da questa avrebbe esploso i 28 colpi in direzione dell'abitazione di un cittadino di Gioia Tauro, danneggiandone il cancello.

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Il gesto aveva suscitato forte preoccupazione tra i paesani, in considerazione del mezzo utilizzato per l'avvertimento: un fucile d'assalto sovietico a fuoco selettivo operato a gas, camerato per il proiettile 7,62 × 39 mm. Un atto intimidatorio del quale ancora non si conoscono i precisi dettagli e che cosa effettivamente si ci sia dietro il gesto e chi ci sia a fronte del 26enne fermato per danneggiamento a mezzo esplosione di colpi di fucile mitragliatore. L'esecutore, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, supportati dai militari dello Squadrone eliportato Cacciatori 'Calabria'.

L'arresto del 26enne Giuseppe Pataffio

Il fermo è arrivato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale reggino per danneggiamento, detenzione e porto di arma da guerra. L'uomo è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Palmi (RC). La richiesta è giunta dalla Dda di Reggio Calabria a seguito dell'individuazione dell'autovettura utilizzata dall'uomo per raggiungere la sede del colpo, risultata presa in noleggio proprio dall'esecutore dei colpi di kalashnikov.

Altre accuse e prove a suo carico sono arrivate dai Carabinieri e dai Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) che hanno tenuto d'occhio l'uomo in questi mesi, oltre al monitoraggio delle operazioni sui reperti sequestrati. Un importante ruolo è stato svolto dal coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e sulle prove poi utili per il provvedimento disposto dall’Autorità Giudiziaria. Giuseppe Pataffio era infatti indagato in concorso oltre che per danneggiamento e possesso di arma da fuoco per metodologia mafiosa. Se desiderate continuare a seguirci, cliccate su 'Segui' in alto alla vostra sinistra e/o votate la news cliccando su una delle 5 stelle in alto a destra se avrete ritenuto la notizia interessante.