A seguito del coinvolgimento nello scandalo dei Panama Papers, il primo ministro islandese Sigmundur Gunnlaugsson si è dimesso. Rimarrà comunque a capo del partito progressista e continuerà a sedere in Parlamento. La coalizione di Governo (formata dal partito progressista e dal partito indipendentista) si è rifiutata di andare a nuove elezioni e nuovo primo ministro è stato nominato Sigurður Ingi Jóhannsson, ex ministro della pesca e dell’agricoltura.

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Il Partito dei Pirati in testa ai sondaggi in Islanda

I sondaggi elettorali suggeriscono che la coalizione di Governo sarebbe spazzata via se si andasse a elezioni; il partito vincitore sarebbe il Partito dei Pirati, un movimento pan-europeo fondato in Svezia nel 2006, che ha come obiettivi principali la lotta per la libertà su internet e la democrazia diretta, un partito molto simile e molto vicino alle posizioni del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

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Attualmente siedono in Parlamento solo tre rappresentanti dei Pirati, ma i sondaggi dicono che se si andasse a votare raggiungerebbero il 43% superando di gran lunga i due partiti della coalizione di governo (29,5%).

Numerosi sono i manifestanti che stanno riempiendo ogni giorno la piazza antistante l'Althing (il Parlamento Islandese); lunedì scorso 20.000 manifestanti (su una popolazione di 330.000) hanno riempito la piazza agitando e tirando banane.

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Le opposizioni sono insoddisfatte sia che non si sia andati a nuove elezioni, sia che alcuni ministri coinvolti anche loro nello scandalo dei Panama Papers (ministri dell’interno e delle finanze) siano comunque ai loro posti malgrado il rimpasto. Alda Sigmundsdottir, una scrittrice islandese, in un articolo pubblicato dal britannico Guardians, definisce l’Islanda "una nazione governata da ciarlatani, mentre gli islandesi vogliono una nazione fondata sulla trasparenza, l’integrità e l’onestà".

Hackerare il sistema di Governo

Quando lo scorso anno il Partito dei Pirati ha iniziato a salire nei sondaggi, l’allora Primo Ministro Gunnlaugsson li definì dei pericolosi anarchici. Ma ora i Pirati, forti del sostegno popolare, ritengono di poter attuare quei cambiamenti radicali che servono al sistema. Il Partito dei Pirati sostiene di voler “hackerare” l’obsoleto sistema di Governo (un po’ come gli hacker informatici hackerano i sistemi operativi obsoleti).

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