Lo scandalo Panama Papers, scoppiato domenica, miete la sua prima vittima nel mondo della politica. Il premier David Gunnlaugsson ha infatti annunciato le proprie intenzioni di lasciare l'incarico, dopo un ultimo tentativo di scogliere il parlamento. La fuga di notizie riguardante i clienti di uno studio legale panamense, Mossack Fonseca, che si incaricava di nascondere grosse somme di denaro nella nazione centroamericana ha fatto il giro del mondo a partire da domenica sera.

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Il primo ministro dell'isola, in particolare, avrebbe nascosto ben 11 milioni di euro all'estero, evidentemente con finalità elusive. Lo stato di Panama è, infatti, ampiamente noto per essere un paradiso fiscale, luogo dunque restio a collaborare con le autorità fiscali degli altri paesi e praticante imposte bassissime per i suoi residenti, che spesso sono società di comodo create al solo scopo di evadere le tasse del proprio paese.

Altri nomi coinvolti

Il premier aveva già perso il controllo ad una recente intervista, nella quale, alla domanda riguardante i fondi nascosti, avrebbe risposto imbarazzato, prima di abbandonare goffamente l'intervista.

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Sarebbero ben 12 i capi di stato di tutto il mondo, in carica e non, coinvolti nello scandalo. Oltre a Gunnlaugsson, spicca per esempio fra i leader politici Marine le Pen, la quale avrebbe trasferito a Panama considerevoli somme appartenenti alla sua famiglia. Anche il primo ministro inglese David Cameron sarebbe nei guai, dal momento che il padre risulta anch'egli nella famosa lista.

In Italia l'Espresso sta svolgendo l'importante opera di analizzare la lista per ricavarne altri nomi illustri.

Troviamo dunque vari personaggi, il più famoso dei quali sarebbe Luca Cordero di Montezemolo, attuale presidente Alitalia. Ma anche Jarno Trulli, Giuseppe Donaldo Nicosia si trovano fra i clienti dello studio legale sotto accusa. È opportuno ricordare che trasferire somme di denaro a Panama non è di per sé illecito, ma lo diventa qualora le somme siano sottratte al fisco del paese di provenienza. Molto spesso, inoltre, si tratta di denaro sporco, trasferito nei paradisi fiscali ai fini di riciclarlo.

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