Sono le tre di notte, Sara Di Pietrantonio avverte la madre che sta facendo ritornoa casa. Invano, la donna attenderà ilritorno della figlia, che nel frattempo è stata barbaramente trucidata. Sara, quell’esile ragazza bionda dal volto acqua e sapone, è stata ammazzata senza pietà, bruciata viva da Vincenzo Paduano, il suo ex fidanzato, perché non accettava la fine della loro storia. Paduano ha 27anni, fa la guardia giurata e nella notte non ha esitato ad allontanarsi dal suo posto di lavoro per mettere in pratica il piano diabolico.

La ragazza era uscita con delle amiche e lui, che non si era rassegnato alla fine della relazione durata, tra alti e bassi, due anni, la segue, sperona la macchina sulla quale la ragazza era a bordo, sale dal lato passeggero e cosparge di benzina l’abitacolo. Sara, nonostante tutto, ha la forza di scendere per chiedere aiuto a degli automobilisti che stavano transitando su via della Magliana a Roma.

Ma nessuno si ferma, nessuno ascolta quel grido d’aiuto che le avrebbe salvato la vita, secondo quanto dichiarato dal sostituto Procuratore di Roma, Maria Monteleone. Sara viene inseguita dal suo assassino, cosparsa di alcol e data alle fiamme. Il suo corpo sarà ritrovato a poche centinaia di metri dall’auto bruciata, in un boschetto, con la camicia strappata e probabilmente con segni di strangolamento intorno al collo.

Sara, dopo aver troncato con quello che si trasformerà nel suo aguzzino, da poco frequentava un altro ragazzo, ex compagno di scuola; probabilmente Vincenzo, seguendo di nascosto la ragazza, li avrà visti insieme, e questo avrà fatto scattare la molla, la forza di mettere in atto il suo piano criminale.

Amanti che si trasformano in bruti

La morbosità, il senso del possesso, il voler difendere il suo di amore non più corrisposto gli hanno fatto varcare quel labile confine che segna la differenza tra un uomo ed una bestia, che appaga il suo odio dopo aver infierito sul corpo di quell’esile ragazza di appena 23anni, strappandola agli affetti dei suoi cari.

Sara amava la vita. Frequentava la facoltà di economia a Roma Tre, ed aveva altri interessi come la musica e la danza, un animo gentile, delicato, un fiore troppo in fretta sradicato dal giardino in cui cresceva, per mano di chi diceva di amarla. Era preoccupata Sara da queste continue persecuzioni del suo ex? Certo, qualcosa la turbava se pochi attimi prima del rientro aveva avvertito la madre, che l’ha attesa invano fino alle cinque del mattino, quando i vigili, intervenuti per spegnere l’incendio, hanno fatto la macabra scoperta di quella ragazza riversa sul terreno come una bambola dai vestiti lacerati e lasciata lì, bruciata, calpestata.

Donne uccise in nome dell'amore

Non si contano più le storie di femminicidio. Sono diventate la normalità. Ogni giorno la cronaca racconta un caso di una donna trovata morta. Eppure le donne denunciano i loro aguzzini che, nonostante tutto, spuntano all’improvviso dal buio e, come se fossero demoni, portano a compimento i loro piani di morte. Storie che lasciano l’amaro in bocca, che non danno pace, che interpellano le nostre coscienze e ci fanno crescere dentro una grande rabbia anche a causa di leggi, forse non troppo severe, che non vengono applicate, pene troppo blande per servire a distogliere questi aguzzini dal loro intento criminale.

Questa storia poi le batte tutte. Sara chiedeva aiuto, ma chi transitava su quella strada ha continuato la sua corsa senza nemmeno soccorrerla, senza nemmeno fare una telefonata al 113. Viviamo nel tempo di farsi i fatti propri, e ci prodighiamo solo per noi stessi, per poi svegliarci e predicare la solidarietà, abbassare le bandiere a mezz’asta di fronte ad uno sbarco che ha causato morti in mare e lasciare che una ragazza di ventitré anni muoia come un cane abbandonato sul ciglio della strada. Questo fa male, per chi poteva e non ha fatto nulla non ci sono parole. Sara non meritava di morire tra l’indifferenza di chi ha girato la testa dall’altra parte.

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