Sekine Traore, ventisei anni, proveniente dal Mali, è morto nella tendopoli di S. Ferdinando alle porte di Rosarno. Da una prima ricostruzione dei fatti pare che sia scoppiata una lite tra migranti e Triore abbia tirato fuori un coltello, aggredendo un giovane del Burkina Faso; una rissa che ha dunque visto l’intervento dei carabinieri, poiché il ragazzo del Mali, in visibile stato di alterazione, quando ha visto gli agenti, ha cominciato a lanciare oggetti contundenti tra cui una sbarra di ferro, che ha colpito alla fronte uno degli uomini in divisa.

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La situazione è precipitata quando l’aggressore si è lanciato su un secondo carabiniere, Antonino Catalano, brandendo il coltello e ferendolo con tre colpi al volto. Nonostante l’intervento degli agenti presenti che hanno cercato di allontanarlo, il giovane migrante si è avventato contro il militare ferito che, per difendersi, ha esploso un colpo di pistola che ha raggiunto Triore allo stomaco uccidendolo. Storie di ordinaria amministrazione per chi gestisce le tendopoli; gli agenti devono sedare risse e riportare la calma, di solito ci riescono tranne in questo caso, sfuggito letteralmente di mano.

Guerriglia urbana nel 2010 a Rosarno

Rosarno poi non è nuova ad episodi di disagio a causa dei migranti sfruttati nei campi della Piana di Gioia Tauro, per pochi euro. Le loro condizioni di vita sono disastrose, per non parlare delle condizioni igieniche indescrivibili. La tendopoli dove si è verificato il dramma ospita attualmente 500 migranti ed è stata allestita dalla Protezione civile regionale. Non ci sono associazioni umanitarie, per mancanza di fondi, per cui si vive alla giornata.

La lite sarebbe scoppiata per futili motivi, non si capisce se per una sigaretta negata o per un tentativo di furto.

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D’altronde, quando l’esasperazione è tanta, cinismo ed indifferenza finiscono con il predominare su quel sentimento di solidarietà che si dovrebbe avere quando si vive lo stesso disagio. Giovani, uomini che arrivano in Italia in cerca di un futuro e si ritrovano nell’inferno; vittime di caporali e di gente senza scrupoli.

Migranti trattati come schiavi dai caporali

Un esercito, quello dei braccianti, che arricchisce le mafie che hanno bisogno di lavoro in nero per arricchirsi indebitamente sulla pelle di chi ha bisogno.

500 quelli che attualmente dimorano nella tendopoli ma, quando è tempo di raccolto, arrivano da ogni parte, dormono dove trovano, si nutrono come possono e litigano tra di loro. Nel 2010 Rosarno fu teatro di una rivolta degli immigrati scoppiata dopo il ferimento di due di loro con un fucile ad aria compressa. A quel punto i migranti diedero origine ad atti di guerriglia urbana con mazze con le quali sfasciarono vetri delle finestre delle civili abitazioni, incendiando cassonetti ed anche auto parcheggiate per strada.

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Si trovavano a Rosarno per la raccolta degli agrumi ed alloggiavano in un capannone dismesso situato in periferia. Ci vollero gli agenti antisommossa per riportare la calma e non fu certamente un fatto di cui andare orgogliosi.

Intanto il sindaco di Rosarno Giuseppe Idà ha dichiarato che si sentirà con Alfano per smantellare la tendopoli sempre più simile ad un ghetto, poiché gli arrivi numerosi dei migranti non permettono di gestire l’accoglienza né di offrire lavoro ad una massa di disperati alla ricerca di una vita migliore, che finiscono per incattivirsi ed esasperarsi.Sul posto si è recato il Procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza, il quale ha detto che per l’agente si configura la legittima difesa poiché, dalla ricostruzione dei fatti e dalle testimonianze, Antonino Catalano ha sparato per difendersi dopo essere stato raggiunto stato raggiunto da una coltellata in volto. Le ultime informazioni fornite dal Tg3 Regione registrano un clima teso nella tendopoli da parte dei migranti arrabbiati con gli italiani e le forze dell’ordine. Sostengono che qui non è cambiato nulla dall’ultima volta che è arrivato il governatore  Mario Oliverio.