Trentasette chilogrammi, trentasette chilogrammi di un cadavere (completamente nudo) ovviamente denutrito, ma anche martoriato, di un ragazzo di trent'anni steso su un letto di un obitorio e fotografati, sono stati ritenuti inidonei, una volta pubblicati su Facebook, proprio dal noto social network.

Quei trentasette chilogrammi e quella foto appartengono aStefano Cucchi, fratello di Ilaria, che pochi giorni fa, dopo la sentenza di assoluzione dei medici dell'Ospedale Pertini di Roma, che ebbero in cura Stefano dopo il suo arresto, non ne ha potuto più ed ha affidato alla sua pagina Facebook il suo dolore e la sua esasperazione.

E di dolore e di esasperazione, Ilaria e la sua famiglia ne sanno qualcosa. Certamente sin da quel 15 ottobre del 2009, giorno in cui Stefano morì e le urla di Ilaria e dei suoi genitori rimbombarono in quell'obitorio.

Pubblicare la foto di Stefano fu necessario

Fu una scelta obbligata quella di pubblicare le foto del corpo di Stefano già da subito, raccontò un giorno Ilaria, anche di fronte al momentaneo dubbio da parte della mamma.Scelta obbligata quando cominciò a circolare la voce secondo cui il giovane fosse morto per unacadutaaccidentaleo per unosciopero della fame.

Certo, se per proclamare la verità occorre fare un passo indietro di fronte alla privacy sul proprio dolore e scioccare nel contempo l'opinione pubblica, vuol dire che qualcosa non funziona non nei familiari delle vittime, ma nel meccanismo di una certa giustizia.

Personalmente sono contrario alle immagini di bambini denutriti che alcune onlus pubblicano sui vari media per sensibilizzare le persone sui problemi da loro affrontati, o ad alcune immagini che facevano parte del lavoro di Oliviero Toscani.Ma in questo caso la foto di Stefano diventa unaprovaperchéparla.

Parla di un'agonia molto probabilmente evitabile, che solo il povero Cucchi potrebbe raccontare, ma che è chiara ed evidente sin dal suo tragico inizio, fino alla fine.

Ilaria rimuove la foto ma...

Di fronte alla richiesta di Facebook di rimuovere la foto di Stefano, Ilaria suo malgrado deve accettare eripubblica un nuovo post sulla sua bacheca con lo stesso testo del precedente, ma con l'immagine del cadavere del fratello non più completamente nudo.

Inoltre Ilaria si è affidata achange.org,la nota piattaforma di petizioni online, per incentivare la ricerca della verità sulla morte del fratello e per introdurre in Italia ilreato di tortura.

Il valore della giustizia

La giustizia non è di questa terra, ma non possiamo rinunciare nel modo più assoluto alla sua ricerca. Sarebbe un fallimento per l'intera umanità. Umanità divisa in due, tra coloro che seppure nei loro limiti la bramano, e coloro che la ostacolano.

Non siamo deiDon Chisciotte,ma uomini e donne che si rifanno ad una frase attribuita ad Albert Einstein che recita così: "Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì aguardare".