Nelle acque limpide, tra le foreste sommerse di posidonia, si pesca di più e meglio. Poco male se per farlo si distrugge l’ecosistema e si calpestano gli altri pescatori nella più completa illegalità. È una storia che va avanti da oltre 50 anni: a rompere il muro di omertà e a raccontare tutto dopo l’ultimo episodio è Giuseppe Campo, pescatore dell’isola di favignana. Siamo in Sicilia, in provincia di trapani, nell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi. Campo ha già segnalato il fatto ai carabinieri, nelle prossime ore consegnerà un esposto alla capitaneria di porto e ne ha già pronti altri.

Danni per migliaia di euro

L’episodio da cui è partita una denuncia che promette di fare molto rumore è avvenuto nella notte del 26 luglio scorso. Le reti che l'equipaggio dell’imbarcazione di Campo, la "Rosaria Concetta", aveva calato in mare nella cosiddetta “Secca del Toro” sono state completamente distrutte, come ci fosse passato sopra un trattore: le barche che effettuano la pesca a strascico, vietatissima nell’Area Marina Protetta, sono passate di lì. “I danni ammontano a circa 6mila euro – ha spiegato Campo – senza contare il tempo che ci vorrà per sistemare tutto”.

Guadagni facili tra la posidonia

Si tratterebbe di un “sistema” che tutti conoscono. Di notte partirebbero da Trapani imbarcazioni da 20, 25 metri in direzione Favignana per effettuare la pesca a strascico nell’Area Marina. Il motivo? I guadagni. Tra la posidonia si nascondono pesci e crostacei di prim’ordine: aragoste, polpi, saraghi, ecc. Queste persone guadagnerebbero talmente bene da potersi permettere di “rimborsare”, all’indomani della distruzione, i pescatori danneggiati dallo strascico.

Per zittirli, tenerli buoni e continuare ad agire indisturbati. Per tale motivo la segnalazione di Campo sarebbe senza precedenti: è il primo che si è ribellato al sistema, altri potrebbero seguirlo.

“L’illegalità è massima – ha spiegato il pescatore di Favignana – e non è possibile continuare così. Vi spiego solo alcuni passaggi chiave. La mia è un’imbarcazione di 10 metri, le altre, una flotta di circa 15 natanti, raggiungono i 20, 25 metri.

La pesca a strascico è vietata. A noi è permesso pescare ad 1,5 miglia dalla costa, loro dovrebbero calare a non meno di 4 miglia. Noi possiamo pescare a 25 metri, loro a non meno di 50. La capitaneria dovrebbe avere tutti gli strumenti per verificare l’operato di questi pescatori, per quanto furbi possano essere”.

Partono le indagini

Un buon metodo per i controlli sarebbe affidarsi al sistema di identificazione automatica “Ais – Automatic Identification System” per il tracciamento utilizzato su navi commerciali e da diporto a partire dalle 300 tonnellate.

Per avvicinarsi all’Area Marina, molte imbarcazioni illegali utilizzerebbero una tecnica semplicissima per ingannare le trasmissioni in “vhf”: una pentola di alluminio sull’antenna.

“La lotta allo strascico va avanti da 50 anni – ha concluso Campo – è ora di mettere la parola fine a questo scempio”.

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