Un altro duro colpo inferto al cuore della Sicilia e alla macchia mediterranea, già duramente messi alla prova dai terribili incendi, di probabile matrice dolosa, appiccati circa un mese fa. Stavolta ad essere colpito è il Parco archeologico di Selinunte, un presidio di interesse storico-culturale di straordinaria importanza e che molti ci invidiano nel mondo. Le fiamme hanno incominciato a divampare ieri notte tra i terreni incolti limitrofi la zona archeologica. Un incendio di vaste dimensioni che ha distrutto ben trenta ettari di macchia mediterranea e che, solo grazie alla presenza di viali parafuoco, non ha distrutto il millenario sito archeologico.

Le operazioni di spegnimento delle fiamme

Da ieri sera, quindi, i vigili del fuoco via terra e i Canadair via aerea, stanno incessantemente cercando di spegnere l'incendio, che si ritiene sia di natura dolosa. Probabilmente appiccato da qualche malavitoso approfittando di una pratica disumana quanto atroce, quale quella di dar fuoco al pelo di cani o gatti, che diventano ben presto delle torce umane e, nell'estremo tentativo di salvarsi dalle fiamme, tentano la fuga all'interno dei campi, spesso ricolmi di erbe secche facilmente infiammabili.

L'incendio, che ha lambito la residenza della delegazione tedesca che lavora agli scavi archeologici e che sta bene, arriva all'indomani della decisione di far diventare il Parco archeologico un Ente Parco, quini un cambio di organizzazione e amministrazione probabilmente visto come una minaccia.

Ma a far agire i piromani può essere stata anche l'intensa attività del Corpo Forestale Regionale nel ripulire tutte le aree territoriali circostanti da erbe secche, cosa che può aver dato fastidio a qualche locale.

Tra gli investigatori inizia a serpeggiare anche un'altra idea, cioè quella che tutti questi incendi così imponenti, e devastanti, siano una nuova strategia intimidatoria da parte della agro-mafia. Infatti, ricordiamo che ci fu un'intenzione di distruzione del sito a causa del fuoco in un folle progetto che si pensa sia stato ideato dal latitante Matteo Messina Denaro nel lontano 1993.