Nel copione senza fine della strategia jihadista non c'é spazio per la fratellanza e per l'amore verso la cristianità. Si semina odio, paura, orrore, levando appelli farneticanti e compiendo azioni a cui, purtroppo, assistiamo nella nostra 'normalità'. Proprio ieri, 31 luglio, giorno in cui la comunità musulmana ha voluto rompere il suo lungo silenzio e mostrare la sua solidale presenza nelle chiese cattoliche, la rivista Dabiq ha pubblicato l'appello inquietante: "Rompiamo la croce".

Minaccia o futura realtà?

L'appello, quasi un urlo di rabbia, ha lacerato le tranquille speranze di una domenica in cui il sogno di una nuova, storica alleanza, sembrava tramutarsi in realtà. Inquietante l'immagine apparsa sulla prima pagina della rivista, ormai portavoce della propaganda jihadista. All'interno un articolo, scritto in inglese, rivolgeva un invito, rivolto ai 'soldati nascosti', ad attaccare i 'crociati'. Siamo di fronte a una sorta di anti-crociata, preoccupante per la sua geografia globalmente imprevedibile e per la sua cruenza.

Nel giorno che ha visto un evento straordinario, la voce dell'orrore ha riempito di sè anche gli echi più lontani, risuonando macabra nel silenzio della preghiera comune contro il terrore. Ci si interroga con ansia sui tempi, luoghi del prosimo massacro che vedrà protagonisti i'soldati nascosti' del califfato. Ma intanto, finalmente insieme, musulmani e cristiani, dalla Francia all'Italia, chiedono l'intervento di quel Dio macchiato dal sangue di troppe vite.

Un Dio invocato tante volte in maniera blasfema e che sembra mostrarsi indifferente.

L'Islam non é terrore

Intanto, ancora una volta, il Papa di ritorno da Cracovia, invita saggiamente alla comprensione e all'amore. Ogni fondamentalismo o integralismo sono manipolazioni, propagande, volte essenzialmente all'acquisizione di un potere politico-economico che non ha a che fare con nessuna religione. E l'uomo persegue, anche nella sua individualità, una logica utilitaristica che distrugge i prodromi di ogni espressione religiosa, mentre la violenza é divenuta la costante comportamentale e strategica dell'attuale società.

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