Molto spesso i limiti che vediamo o che pensiamo ci possano essere nel momento in cui ci cimentiamo in un'impresa, sono più mentali che fisici. Ed è proprio l'incredibile impresa del 47enne Jamie Andrew a confermarlo: senza gambe né braccia è riuscito a scalare il monte Cervino. Si, avete capito bene. L'uomo, a cui furono amputati gli arti quando aveva 17 anni a causa di un principio di assideramento durante un'escursione in montagna, è riuscito in un'impresa, che è difficile anche per gli alpinisti più esperti, divenendo il primo quadruplo amputato a raggiungere la vetta. Effettivamente non ci sono notizie di altri pluriamputati che hanno ottenuto traguardi simili. Lo conferma anche il custode del campo base del versante svizzero del Cervino, che non ricorda nessun primato simile nella storia dell'alpinismo.

Jamie non è certo nuovo a questo sport. 

La scalata del Cervino

Sin da piccolo ha sempre frequentato la montagna e praticato l'alpinismo. E dopo l'incidente, che lo ha costretto all'amputazione degli arti,  non si è arreso, non volendo rinunciare a quella che per lui è una vera passione, una ragione di vita. Ecco che negli scorsi due anni si è allenato strenuamente, giorno dopo giorno, ponendosi come unico obiettivo il raggiungimento della vetta alpina, ma fondamentalmente il superamento di un handicap fisico altamente invalidante.

Un esempio da condividere con chi ha delle disabilità fisiche, affinché passi il messaggio che nella vita occorre non piangersi addosso, ma reagire a qualsiasi cosa di brutto possa capitarci, anche un handicap.

E' bene precisare, per chi volesse emulare l'impresa, che Jamie non è andato sul Cervino solo, ma accompagnato da due esperte guide alpine della Scuola Internazionale di alpinismo. Intervistato, il 47enne inglese ha fatto sapere che: " la scalata in sé non è stata difficile, mentre la parte di preparazione e gli insuccessi sono stati molto duri da superare". Grazie all'aiuto di appositi tutori e di corde è riuscito a superare gli ostacoli legati alla mancanza degli arti, e in circa 13 ore ha raggiunto la vetta ed è ritornato al campo base.

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Un percorso che solitamente si fa in 5 ore, ma che è impensabile per persone amputate. Ma le guide che hanno accompagnato Jamie tengono a dire che: " non bisogna mai sottovalutare la pericolosità della scalata del monte Cervino e degli improvvisi cambiamenti di tempo che possono compromettere il buon esito dell'impresa". Ricordando al contempo che proprio in questi giorni sono morti due scalatori.

La montagna è bella, ma è come la vita: bisogna prepararsi bene per affrontarla.

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