Da norda sud nel tempo della "raccolta" vengono assunti nei capi migliaia di stranieri spesso costrettialavorare 12 ore al giorno perdelle paghe ridicole, dai 15 euro fino un massimo di 35 euro giornalieri. Non solo gli stranieri, anche gliitaliani che si trovano in difficoltà economichefiniscono neicampi e non godono di alcun privilegio, vengono sfruttati allo stesso modo. Gli unicia trarre profittoda tutto ciò sono gli imprenditori agricoli che a modo loro si giustificano, ed è in parte vero, con il prezzo troppo basso con cui le grandi multinazionali pagano i loro prodotti.

Spesso, come capita in Sicilia o in Calabria, le arance vengono lasciate a marcire sugli alberi perché il costo della raccolta non viene coperto dalla vendita del prodotto. Ad aggravare ancor di più la situazione sono i vari caporalati o improvvisati tali, che approfittando della situazione sfruttano anche loro i lavoratori, chiedendo parte della loro paga semplicemente per accompagnarli nei campi.

I ghetti della vergogna nei pressi dei campi

Durante il periodo di raccolta sorgono nei pressi dei campi delle baraccopoli dove vivono i lavoratori stranieri, destinate poi a diventare dei veri propri ghetti abitati tutto l'anno. Questo accade perché le paghe troppo basse non permettono ai lavoratori di spostarsi o comunque trovare una casa dignitosa dove poter vivere, quindi si rimane imprigionati nel ghetto aspettando il nuovo anno di raccolta.

In Puglia, in particolar modo nella provincia di Foggia, in questo periodo si raccolgono i pomodori, un prodotto messo a rischio dalla concorrenza straniera, enei grandi campi c'è bisogno di molta manodopera, per lo più formata da bulgari e nord africani. Questi ultimi vivono in ghetti separati, da diversi anni a Borgo Mezzanone, borgata a una decina di chilometri da Foggia, sorge il ghetto dei bulgari abitato da circa 1000 persone.

Le condizioni di vita del ghetto non posso essere definite dignitose, manca l'acqua corrente, non ci sono i bagni e sotto i piedi niente cemento ma semplice terriccio. In questi ghetti non vivono solo semplici lavoratori ma anche le loro famiglie e quindi i bambini.

La situazione diventa dunque drammatica se si pensa che per questi bimbi non c'è futuro, niente giochi e niente scuola, la cruda realtà delle "favelas" nel cuore dell'Europa. A pochi chilometri di distanza a Rignano Garganico sorge un altro ghetto, chiamato "Gran Ghetto" dove vivono circa 2500 africani, a differenza del ghetto bulgaro qui non ci sono bambini ma le condizioni di vita restano uguali.

La situazione continua a peggiorare, i ghetti crescono

Quello che più indigna in tutta questa vicenda è la crescita dei ghetti, infatti di anno in anno ne sorgono dei nuovi e in quelli già presenti crescono gli abitanti. In Calabria anni fa scoppiò la rivolta della baraccopoli di Rosarno, gli africani si ribellarono, tutta Italia ne parlava, ma oggi la baraccopoli si trova ancora lì, le condizioni sono le stesse e il numero degli abitanti è quasi raddoppiato. Servono più controlli, soprattutto al sud bisogna sconfiggere il caporalato perché è la causa principale di questa schiavitù2.0, solo investendo nei trasporti si può debellare tutto ciò.