L'interesse è sempre vivo per casi di cronaca nera il cui esito ha lasciato aperte troppe domande. Questo è il caso di quanto accaduto alla studentessa inglese Meredith Kercher morta a Perugia su cui il silenzio non è ancora calato, nonostante l'assoluzione in via definitiva di due dei tre imputati. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono liberi ed innocenti secondo la giustizia italiana, ma su di loro aleggiano ancora dubbi e sospetti, rilanciati questa volta da un documentario di Netflix dedicato all'americana di Seattle e così strenuamente difesa dai suoi compatrioti, durante tutto il processo.

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Il documentario sul delitto di Perugia attraverso un nuovo punto di vista

Il film scritto da Rod Blackhurst e Brian McGinn questa volta non prende le difese di questo o quel protagonista della vicenda, neppure della connazionale che dà il titolo all'opera, ma si prefigge di esaminare con attenzione la vicenda soprattutto processuale e come questa possa essere stata influenzata dalla pressione e curiosità dell'opinione pubblica e dalla forza dei media.

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Il documentario in uscita il 30 settembre, ma presentato in anteprima al Festival del cinema di Toronto dà la parola ai diretti protagonisti senza che questi riescano a convincere pienamente a cominciare da una Knox incapace di creare un qualsiasi tipo di rapporto empatico con il telespettatore.

La nuova vita di Sollecito e Amanda 

Mentre il nuovo documentario sulla triste vicenda di Meredith riaccende i riflettori su un caso di circa dieci anni fa, di cui Rudy Guede rimane l'unico colpevole di un omicidio in concorso, Amanda Knox grazie ai suoi legali ottiene dalla Corte Europea dei Diritti umani la possibilità di ricorrere in giudizio contro l'Italia per l'ingiusta detenzione e le pene patite durante il lungo e travagliato processo.

Raffaele Sollecito, invece, si dà all'imprenditoria e crea una nuova start up sui funerali online grazie anche ad un finanziamento della Regione Puglia per le migliori idee innovative, che tanto clamore e polemiche hanno suscitato. 

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