Jay Z è la voce narrante di un videoclip animato diffuso ieri dal New York Times che sta facendo discutere, raccogliendo ampi consensi e qualche critica, in tutto il mondo. Il titolo della clip è 'The War on Drugs Is an Epic Fail'letteralmente 'La guerra alla droga è un fallimento clamoroso', ed infatti durante i quattro minuti di videola voce narrante Jay Z – che non ha mai fatto mistero del suo passato di spacciatore – non fa altro che spigare come quella che viene da anni considerata una guerra alla droga, abbia prodotto risultati che, numeri alla mano, sembrano piuttosto il frutto di una lotta di classe.

Un fallimento clamoroso

'Nel 1986 ero quasi maggiorenne, in quel periodo Ronald Reagan intensificò gli sforzi del governo nella cosiddetta guerra alle droghe iniziata da Nixon nel 1971' esordisce il rapper ed imprenditore, proseguendo poi con 'I giovani spacciatori come me divennero i principali cattivi della nostra società'. Sembra l'inizio di un film, invece è semplicemente storia recente.

Nel resto del video Jay Z racconta come il pugno di ferro dei passati governi abbia prodotto risultati quantomeno discutibili, facendo diventare gli Stati Uniti una paese con una percentuale di arresti superiore a quella di nazioni come Russia, Cina, Cuba ed Iran, che nell'immaginario collettivo statunitense sono considerate autocratiche e repressive, ponendo poi l'accento sul differente trattamento riservato ai bianchi rispetto ai neri ed agli ispanici, chiudendo poi il video con queste emblematiche parole 'La percentuale di persone che utilizzano stupefacenti è la stessa di quando Nixon dichiarò questa cosiddetta guerra alla droga nel 1971.

Quarantacinque anni dopo è giunto il momento di rivedere le nostre politiche e le nostre legislazioni. La guerra alla droga è un fallimento clamoroso.

La guerra alla droga

Era il 17 giugno 1971 quando, durante una storica conferenza stampa, il presidente americano Richard Nixon dichiarò ufficialmente "Guerra alla droga", individuando nella sempre più ampia diffusione degli stupefacenti di ogni genere – dalla cannabis all'eroina – il più grave tra i problemi dell'occidente, coniando al contempo un'espressione che sarebbe diventata poi uno slogan in tutto il mondo.

Le politiche proibizioniste di Nixon, perseguite poi dai suoi successori e dalla stragrande maggioranza dei governi del mondo, non si sono però mai rivelate concretamente efficaci: l'obbiettivo di debellare il traffico di droga non solo non è mai stato raggiunto, ma non è neanche mai stato avvicinato; in America come nel resto del mondo infatti, il consumo di stupefacenti non ha mai accennato a diminuire, e l'illegalità di questo mercato ha permesso a quelle che ad oggi possono essere considerate delle vere e proprie industrie del crimine di incrementare i propri profitti, nel 2016 è possibile affermare senza paura di sbagliare che l'unico risultato tangibile della lotta alla droga è stato quello di riempire le tasche delle mafie di tutto il mondo.

Per questi motivi, da qualche anno,molti paesi occidentali stanno iniziando a rivedere il loro approccio alla questione, modificando o provando a modificare leggi che nella maggior parte dei casi risalgono addirittura al secolo scorso.